Debito bancario

Debito bancario: cosa succede davvero quando non riesci più a pagare

Gli argomenti di questo articolo

C’è un momento preciso in cui capisci che la situazione col tuo debito bancario è cambiata.

Non è quando arriva la prima lettera e non è quando il direttore di banca ti chiama per la prima volta con quel tono diverso dal solito, più formale e più freddo. 

Il momento è quando inizi a non rispondere al telefono. 

Quando vedi un numero sconosciuto e lasci squillare. 

Quando controlli la posta e sposti quelle buste senza aprirle, come se non aprirle significasse che il problema non esiste ancora del tutto.

Io quella fase la conosco perché ci sono passato e la conosco perché negli anni ho incontrato centinaia di persone che stavano facendo esattamente la stessa cosa: nascondersi, rimandare, sperare che qualcosa cambiasse da solo. 

Il debito bancario ha questa caratteristica feroce: cresce nell’ombra. 

Cresce mentre tu cerchi di non guardarlo, cresce mentre aspetti che la situazione si sblocchi, cresce mentre ti racconti che è una fase e che passerà.

In questo articolo non ti spiego cos’è un debito bancario nel senso enciclopedico del termine, ti racconto cosa succede davvero, nella vita reale, non nei manuali, di quando un debito con la banca smette di essere gestibile. 

Cosa ti aspetta se non agisci, quali sono le strade che sembrano soluzioni e non lo sono e qual è l’unica strada che, nella mia esperienza, porta a una fine vera di questa storia.

Come nasce un debito bancario che non riesci più a gestire

Nessuno si sveglia una mattina con 700.000 euro di debiti, succede per gradi, e quasi sempre inizia in un momento in cui le cose stavano andando bene. 

Questo è il dettaglio che la gente fatica a capire dall’esterno e che chi giudica dall’alto non ha mai voluto considerare. 

I debiti bancari più pesanti non nascono dall’incoscienza, nascono dalle decisioni giuste prese nel momento giusto, che poi il mondo intorno ha reso sbagliate.

  • Apri un fido perché la tua azienda cresce e hai bisogno di liquidità per anticipare le spese. La banca te lo concede volentieri, anzi, ti chiama lei per proporti condizioni migliori, ti tratta come un cliente importante. 
  • Prendi un mutuo perché stai costruendo qualcosa, una casa, un futuro, qualcosa di concreto per la tua famiglia. 
  • Accetti un prestito perché un cliente non paga e devi comunque pagare i tuoi dipendenti, perché per te vengono prima di tutto il resto. 

Ogni singola decisione, presa da sola, è ragionevole, è l’insieme che a un certo punto smette di reggere.

Poi l’imprevisto: un cliente che sparisce con le fatture non pagate. 

Da qui una causa che si trascina per anni e nel frattempo tu le spese le hai comunque. 

Ma le cose non arrivano mai da sole. Una crisi di mercato, un lockdown che ti obbliga a chiudere per mesi, senza che nessuno ti chieda se puoi permettertelo. 

Solo che le banche nel frattempo non aspettano. 

I fidi continuano a maturare interessi, le rate continuano a scadere, e il rating — quel numero freddo e anonimo con cui ti misurano come se fossi un bilancio e non una persona — inizia a scendere. 

  • Quando scende il rating, la banca ti riduce il fido. 
  • Quando ti riduce il fido, la liquidità manca. 
  • Quando manca la liquidità, salti una rata. 
  • Quando salti una rata, il rating scende ancora.

È un meccanismo perverso che si autoalimenta, e una volta entrato dentro è molto difficile uscirne con le sole forze, non perché tu sia incapace, ma perché il sistema è costruito in modo che chi inizia a scivolare più velocemente. 

Le banche non sono istituti di assistenza, sono aziende e quando un cliente smette di essere un’opportunità diventa un problema da gestire, il prima possibile, nel modo più conveniente per loro.

Cosa succede quando la banca ti mette in sofferenza

La parola “sofferenza” nel linguaggio bancario ha una precisione chirurgica che nella vita reale si traduce in qualcosa di molto concreto: la banca ha deciso che non si fida più. 

Non che sei in difficoltà temporanea, non che stai attraversando un momento complicato, ha deciso che il tuo debito è irrecuperabile e lo ha classificato come tale. 

Da quel momento in poi non sei più un cliente, sei una pratica.

Tecnicamente la segnalazione in sofferenza alla Centrale Rischi di Banca d’Italia scatta quando la banca valuta che la tua situazione finanziaria è compromessa in modo non temporaneo. 

Ma nella pratica basta molto meno, basta saltare un certo numero di rate, basta che il tuo fido rimanga sistematicamente al limite, basta che una delle tue banche faccia la prima mossa. 

Nel sistema bancario italiano le segnalazioni si vedono tutte e quando una banca ti mette in sofferenza le altre lo sanno immediatamente e quasi sempre fanno lo stesso.

Questo è il passaggio che molte persone sottovalutano, convinte che ci sia ancora tempo.

Una volta che scatta la segnalazione in sofferenza, gli effetti sono immediati e si moltiplicano. 

Il conto corrente può essere bloccato, i fidi vengono revocati e le altre banche con cui hai rapporti ricevono il segnale e iniziano a loro volta a rientrare. 

Se hai un mutuo ipotecario, la banca può avviare le procedure per il pignoramento dell’immobile e se hai dato garanzie o qualcuno le ha date per te, anche loro entrano nel mirino.

Poi arriva il recupero crediti, che sia interno alla banca o esterno il metodo cambia poco.

  • Telefonate a tutte le ore. 
  • Lettere con scritto “priorità” in caratteri grandi, pensate apposta per creare ansia.
  • Qualcuno che suona al campanello. 
  • Qualcuno che riesce a entrare in casa e ti convince a tirare fuori i pochi risparmi che hai. 

Ho sentito questa storia decine di volte, è terrorismo psicologico, non posso chiamarlo in altro modo e la cosa che mi indigna di più è che spesso è tecnicamente al limite della legalità.

La tentazione in questa fase è di cercare una soluzione rapida, qualcuno che ti promette di cancellarti dalla lista dei cattivi pagatori, qualcuno che ti offre un accordo con la banca per pochi soldi. 

Qualcuno che ti fa firmare delle cambiali promettendoti uno stralcio dell’80% che non arriverà mai. 

Diffida da tutti loro, non perché non esistano soluzioni reali, ma perché queste non lo sono. 

Debito bancario (1)

Quando la banca cede il tuo debito: cosa cambia davvero

C’è un momento nella vita di un debito bancario che arriva in sordina, comunicato con una lettera che in pochi leggono.

La banca ha ceduto il tuo credito, cioè ha venduto il debito che hai con lei a una società terza, quasi sempre specializzata nel recupero crediti. Da quel momento in poi non devi più niente alla banca, devi tutto a qualcun altro.

Questa operazione, tecnicamente chiamata cessione del credito, è perfettamente legale e non richiede il tuo consenso. 

Le banche la fanno sistematicamente quando classificano un credito come difficilmente recuperabile, lo vendono a società di recupero, spesso a una frazione del valore nominale.

Un debito da 100.000 euro può essere ceduto per 10.000 o meno. Chi lo compra sa che recuperare qualcosa, con le giuste pressioni, è redditizio.

Quello che cambia per te, nella pratica, è l’interlocutore sapendo che avrai a che fare quasi sempre con uno più aggressivo di quello vecchio. 

La banca ha comunque una reputazione da gestire, rapporti con il territorio, una facciata istituzionale da mantenere, la società di recupero crediti no. Il suo unico obiettivo è recuperare il massimo possibile nel minor tempo possibile, e i metodi che usa per arrivarci sono spesso aggressivi e al limite della legalità.

Quello che però non cambia è l’entità del debito. 

La cessione non lo riduce, non lo cancella, non lo modifica, tu devi ancora tutto, con gli interessi maturati fino a quel momento. Il fatto che la società l’abbia comprato a meno non ti riguarda: nei tuoi confronti il credito viene fatto valere per intero. 

Questo squilibrio tra quello che il creditore ha pagato e quello che pretende da te, è una delle cose che trovo più difficile da spiegare senza scaldarmi. È legale, ma è profondamente ingiusto e lo dico sapendo benissimo come funziona il sistema.

C’è però una cosa importante da sapere sulla cessione del credito, dal momento in cui ricevi la comunicazione di cessione hai diritto di sapere esattamente a chi è stato ceduto il tuo debito, per quale importo e quali sono le condizioni. 

Hai il diritto di fare opposizione se la cessione non è stata eseguita correttamente. Questi non sono dettagli tecnici e sapere che esistono cambia il modo in cui ti poni di fronte a chi bussa alla tua porta.

Alessandro, 700.000 euro di debiti e i cattivi pensieri annullati dalla legge 3 del 2012

Alessandro ha aperto la sua impresa nel 2009. 

Quando parti da zero e hai un’idea e la voglia di costruire qualcosa, le banche sono l’unico posto dove puoi andare. 

Dopo una partenza incerta, l’attività si è avviata, i clienti sono arrivati, i dipendenti anche. 

Con sacrificio e determinazione ha raggiunto i suoi traguardi importanti: la famiglia che cresce e la casa in cui proteggerla. 

Nel 2017 un cliente ha iniziato a non pagare creando un buco vero nel suo bilancio. Anche se il tribunale alla fine gli ha dato parzialmente ragione, Alessandro si è trovato in estrema difficoltà perché nel frattempo ha continuato a pagare i dipendenti, a tenere aperta l’azienda e a onorare i fidi con le banche. 

Per lui i dipendenti venivano prima, questo è il tipo di dettaglio che non entra mai nei bilanci ma che dice tutto di una persona.

Sembrava potesse riprendersi quando poi è arrivato il Covid con la chiusura obbligatoria per mesi. 

Intanto le spese continuavano, i dipendenti andavano pagati e i debiti si accumulavano su altri debiti. Fino alla cifra assurda di quasi 700.000 euro. 

Non li aveva sperperati, non aveva comprato ville o auto, aveva semplicemente cercato di tenere in piedi qualcosa che il mondo stava sistematicamente smontando pezzo per pezzo.

Ha chiuso l’attività e trovato un lavoro dipendente, ma sapeva che non avrebbe mai potuto restituire quella cifra con nessuno stipendio. 

Il telefono che squillava senza sosta e gli esattori del recupero crediti che riuscivano a entrare in casa e a convincerlo a dare i pochi risparmi che aveva, i suoi ultimi soldi. 

La vergogna di non sapere cosa dire al figlio, alla famiglia. E poi c’erano i momenti peggiori, quelli in cui, mentre tornava a casa dal lavoro, pensava di gettarsi nel lago. 

È stato il pensiero del figlio il motivo che lo ha bloccato.

Ho sentito storie simili centinaia di volte e ogni volta mi indigno allo stesso modo contro un sistema che riesce a far sentire un imprenditore che ha lavorato onestamente, che ha protetto i suoi dipendenti fino all’ultimo, che ha fatto tutto quello che si doveva fare, come se fosse lui il problema. 

Come se il debito fosse una colpa morale e non una conseguenza matematica di eventi che nessuno avrebbe potuto controllare del tutto.

Alessandro è arrivato a noi attraverso i social, con la diffidenza di chi era già stato bruciato da chi prometteva miracoli e consegnava cambiali. 

Aveva provato con altri professionisti, saldi e stralci proposti senza vera competenza, soluzioni palliative che non toccavano il problema reale. 

Quando in consulenza gli abbiamo spiegato come funziona davvero la procedura contro il sovraindebitamento, Alessandro era ancora scettico. Ma qualcosa era cambiato: per la prima volta qualcuno gli stava parlando di una via d’uscita vera, non di un rattoppo.

Il Tribunale ha poi deciso che Alessandro meritava di ricominciare, liberandolo da quasi 700.000 euro di debiti. Non perché Alessandro avesse trovato un cavillo, ma perché in Italia esiste la Legge 3 del 2012, che riconosce che quella persona merita una seconda possibilità. 

Oggi Alessandro è un’altra persona. Lo dice lui, e lo si sente.

Puoi guardare la sua testimonianza completa cliccando qui in basso

Saldo e stralcio, prescrizione e fai-da-te: perché non bastano

Quando sei dentro un debito bancario che non riesci più a gestire, il primo istinto è cercare una via d’uscita rapida. 

Internet è pieno di risposte che sembrano quello che stai cercando: saldo e stralcio, prescrizione del debito, accordi diretti con la banca. Sono le ricerche che fanno in migliaia ogni giorno.

Le capisco perfettamente, perché quando l’acqua è alla gola, qualsiasi cosa sembri un salvagente diventa attraente.

Il problema è che quasi sempre non lo sono.

Il saldo e stralcio è uno strumento che funziona in certi casi, ma solo in condizioni molto specifiche, con creditori specifici, in momenti specifici della vita del debito. Affrontarlo senza queste condizioni, non solo non risolve nulla, ma peggiora la situazione. 

La prescrizione è l’altra grande illusione. 

È vero che i debiti bancari vanno in prescrizione, ma aspettare che maturino i tempi è una strategia che porta a farsi male. 

I creditori lo sanno benissimo e sanno anche come interrompere i termini con una raccomandata, un atto giudiziario, una semplice messa in mora. Mentre aspetti che il tempo passi, loro agiscono. 

Poi ci sono le soluzioni creative, quelle che si trovano sui forum, o che propongono certi professionisti improvvisati che in questi anni sono spuntati come funghi sull’onda della moda del sovraindebitamento. 

Cambiali da pagare in cambio di stralci dell’80% e centinaia di euro da pagare solo per ritirare una raccomandata con dentro un contratto da firmare. 

Promesse di cancellazione dai registri dei cattivi pagatori che non esistono, perché la cancellazione avviene automaticamente alla scadenza dei tempi previsti e nessuno può accelerarla

Ho visto persone che dopo aver cercato di arrangiarsi si sono ritrovate con meno soldi, più debiti e gli stessi creditori di prima. Alessandro lo sa bene, ci era già passato prima di arrivare da noi.

Il punto non è che non esistano soluzioni. Il punto è che le soluzioni vere richiedono competenza specifica, non buona volontà generica. 

  • Un avvocato bravo in diritto civile non può essere altamente preparato sul Codice della Crisi.
  • Un commercialista che conosce la tua azienda da vent’anni non è detto che sappia come costruire un concordato minore. 

Ho sentito con le mie orecchie professionisti dire ai loro clienti che la Legge 3 del 2012 non esiste, che non viene applicata, che è congelata. Gente che avrebbe dovuto aiutare e invece ha lasciato le persone ferme, in attesa, mentre il debito cresceva.

Diffida da chi ti offre soluzioni semplici a problemi complessi e diffida anche da chi ti dice che non c’è niente da fare, perché quasi sempre non è vero, ma per dirlo con certezza bisogna conoscere la materia davvero.

Come uscire da un debito bancario: la strada che in pochi conoscono

Esiste una legge in Italia che permette a una persona sopraffatta dai debiti di liberarsene definitivamente e ricominciare da zero. 

  • Non è una scappatoia. 
  • Non è un cavillo. 
  • È una legge dello Stato, nata nel 2012 con il nome di Legge 3 e presente nel Codice della Crisi. 

È la stessa legge che ha permesso ad Alessandro di vedersi liberato da quasi 700.000 euro di debiti con una sentenza del Tribunale di Como.

Una legge che le banche combattono in modo errato, se solo capissero il vero senso di questa norma, capirebbero che ha molto più senso che non cedere i debiti per due spiccioli. Ma banche e finanziarie preferiscono che tu continui a sentirti in colpa, a cercare soluzioni tampone e a pagare quello che puoi senza mai vedere la fine del tunnel.

Possono accedervi: privati, piccoli imprenditori, liberi professionisti e imprenditori che hanno chiuso l’attività. 

In sostanza chiunque si trovi in uno stato di sovraindebitamento. Non serve essere nullatenenti, non serve aver perso tutto, serve essere in una situazione reale di impossibilità, documentata e verificabile.

La procedura prevede che il debitore metta a disposizione quello che può dare, senza che questo sia schiacciato dai debiti e alla fine, quello che rimane viene cancellato. Non sospeso, non rinviato. Cancellato.

Quello che però voglio dirti con chiarezza, è che questa procedura non si improvvisa.

Non basta conoscere la legge, bisogna saperla applicare, caso per caso, davanti a tribunali che hanno sensibilità diverse, con una documentazione costruita in modo da reggere all’esame di un giudice. 

Ho visto domande respinte per errori tecnici evitabili, ho visto persone affidarsi a professionisti che conoscevano la materia a metà e pagarne le conseguenze. La differenza tra una procedura che va in porto e una che si inceppa sta quasi sempre nella qualità di chi la segue, non nella situazione di partenza del debitore.

Per questo quello che faccio da anni, con il team di Legge3.it, è esattamente questo: seguire le persone attraverso questa procedura con la competenza di chi non fa altro. Non come attività secondaria, non come servizio aggiuntivo a uno studio generalista, ma come specializzazione esclusiva.

Legge3.it è l’organizzazione n. 1 in Italia per liberarsi dai debiti in modo garantito.

Se stai leggendo questo articolo con il peso di un debito bancario sulle spalle, se riconosci in quello che hai letto la tua situazione o quella di qualcuno che conosci, la cosa più utile che puoi fare adesso è parlare con qualcuno che conosce davvero questa materia. 

Non per firmare niente, non per impegnarti in nulla, solo per capire se la strada che esiste è valida per te. Spesso basta una conversazione per vedere le cose in modo completamente diverso.

Puoi chiamare il Numero Verde 800 66 25 18, la chiamata è gratuita e senza impegno, oppure compilare il modulo qui sotto per essere ricontattato dagli specialisti di Legge3.it.

Come Alessandro e come centinaia di persone che erano convinte di non avere più uscita, potresti scoprire che la strada per te esiste. Bisogna solo sapere dove cercarla.

Buona vita!

Gianmario Bertollo

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