Umberto non dormiva più.
Passava le notti attaccato al computer, a cercare un sito, un video, una risposta qualsiasi che potesse tirarlo fuori da una situazione che non avrebbe mai immaginato di vivere.
Aveva cominciato a lavorare a quattordici anni, e quando era rimasto disoccupato si era aperto una partita IVA, convinto che il sudore bastasse a tenere tutto in piedi.
Per qualche anno è stato così.
Poi, dal 2007, la crisi gli ha fatto crollare il fatturato, e nel 2009 è morta sua moglie, portandosi via l’amore di una vita e anche lo stipendio che teneva in equilibrio i conti di casa.
Tra i debiti che si sono accumulati, quelli con il Fisco erano i più pesanti.
Aveva provato a rateizzarli, ma le rate proposte erano insostenibili rispetto alle sue possibilità economiche.
Se sei arrivato qui cercando “rateizzazione Agenzia Entrate”, probabilmente stai facendo la stessa cosa che faceva lui: cercare un modo per respirare.
In questo articolo ti spiego come funziona davvero la rateizzazione con l’Agenzia delle Entrate, dove trovi il tuo piano e le tue rate, quante ne puoi saltare prima di perdere tutto.
Soprattutto, ti dico con onestà quando la rateizzazione è una soluzione e quando invece ti sta solo comprando tempo, perché è una differenza che ho visto cambiare la vita a centinaia di famiglie.
Agenzia delle Entrate o Agenzia delle Entrate-Riscossione (ex Equitalia): prima capisci a chi devi pagare
La prima cosa che vedo sbagliare quasi a tutti è parlare di rateizzazione Agenzia Entrate come se fosse una cosa sola.
Non lo è.
Il Fisco ti chiede i soldi in due momenti diversi, attraverso due enti diversi, e le regole per pagare a rate cambiano completamente.
Il primo momento è l’avviso bonario, che tecnicamente si chiama comunicazione di irregolarità e arriva dall’Agenzia delle Entrate dopo i controlli sulla tua dichiarazione.
Qui sei ancora in una fase che potremmo definire amichevole, per quanto possa essere amichevole una lettera del Fisco.
Per gli avvisi elaborati dal 1° gennaio 2025 hai 60 giorni per pagare con la sanzione ridotta, e puoi chiedere fino a 20 rate trimestrali, qualunque sia l’importo.
Si paga con il modello F24, indicando nel campo della rateazione quale rata stai versando e su quante totali.
Sulle rate successive alla prima maturano gli interessi di dilazione.
Il punto delicato è che se salti una rata e non rimedi entro la scadenza di quella successiva, perdi il beneficio e il debito viene iscritto a ruolo.
Ed è qui che arriva il secondo momento: la cartella esattoriale.
Non te la manda più l’Agenzia delle Entrate, ma l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, l’ente che dal 2017 ha preso il posto di Equitalia.
Molti continuano a chiamarla “rateazione Equitalia”, e in fondo hanno ragione: è cambiato il nome, non il modo di riscuotere.
Qui le rate diventano mensili, i numeri si allungano e le regole sulla decadenza sono diverse, come vedremo tra poco.
Per questo, prima ancora di chiederti come rateizzare, prendi in mano il foglio che hai ricevuto e guarda chi lo firma.
Quante rate puoi chiedere nel 2026 e quanto ti costano davvero
Partiamo dalle cartelle, perché è lì che arriva la maggior parte delle persone che chiamano il nostro Numero Verde.
Dal 1° gennaio 2025 la riforma della riscossione, il decreto legislativo 110 del 2024, ha allungato i piani di rateizzazione.
Se presenti la domanda nel 2025 o nel 2026 e la singola richiesta non supera i 120.000 euro, puoi ottenere fino a 84 rate mensili, cioè sette anni.
Per averle ti basta dichiarare di trovarti in una temporanea difficoltà economica.
Il tetto salirà a 96 rate per le domande presentate nel 2027 e nel 2028, e a 108 rate dal 2029.
Se vuoi più rate, oppure se il debito supera i 120.000 euro, devi documentare la tua situazione economica.
Per le persone fisiche conta soprattutto l’ISEE, e in quel caso si può arrivare a un massimo di 120 rate, cioè dieci anni.
L’Agenzia delle Entrate-Riscossione mette a disposizione un simulatore che ti dice quante rate puoi chiedere e quanto pagheresti ogni mese.
Tutte le regole sono raccolte nella sua sezione dedicata alla rateizzazione.
C’è anche un vantaggio concreto, e non te lo voglio nascondere.
Da quando presenti la domanda, l’agente della riscossione non può avviare nuovi fermi, ipoteche o pignoramenti.
Con il pagamento della prima rata si fermano anche alcune procedure già in corso.
Ora però ti dico la parte che il simulatore non ti fa sentire.
Su ogni rata maturano gli interessi di dilazione, che si sommano alle sanzioni e agli interessi già contenuti nella cartella.
In pratica paghi il debito più il prezzo del tempo che ti è stato concesso. E sette anni sono lunghi.
Se firmi oggi, l’ultima rata la paghi nel 2033, e per tutto quel tempo, ogni mese, prima della spesa e prima delle bollette, c’è quella rata.
Per questo la domanda giusta non è quante rate puoi ottenere, ma se sarai davvero in grado di pagarle tutte.

Dove trovi la rateizzazione, il piano e i bollettini
Ogni settimana qualcuno mi dice che ha chiesto la rateizzazione ma non sa più dove vederla, né quante rate ha pagato.
Ti capisco, perché i siti pubblici non sono fatti per chi ha già l’ansia addosso.
Mettiamo ordine.
Per le cartelle, tutto passa dal sito dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione.
Entri nell’area riservata con SPID, CIE o CNS e trovi il servizio “Rateizza adesso”, con cui chiedi online la rateizzazione dei debiti fino a 120.000 euro.
Se il debito è più alto, o se vuoi più rate documentando la tua difficoltà, usi la modulistica presente sul sito e la invii con la documentazione richiesta tramite PEC o allo sportello.
Nella stessa area riservata trovi i tuoi piani di rateizzazione, le scadenze, le rate pagate e quelle che mancano.
Da lì puoi anche richiedere di nuovo i moduli di pagamento, se hai perso i bollettini.
Le rate si pagano con pagoPA, online, in banca, alla posta o nelle tabaccherie abilitate, oppure con l’addebito diretto sul conto corrente.
L’addebito in conto corrente è comodo se vuoi evitare di saltare una rata per pura distrazione.
Prima ancora di chiedere le rate, però, devi sapere esattamente quanto devi e per cosa.
È il passo che quasi tutti rimandano, e ne ho parlato a lungo nell’articolo su come si scopre davvero la propria situazione debitoria con Equitalia.
Per gli avvisi bonari, invece, il punto di riferimento resta l’Agenzia delle Entrate.
Le comunicazioni le trovi nel Cassetto fiscale, nella sezione dedicata alle comunicazioni ricevute.
I pagamenti fatti con F24 risultano tra i versamenti del Cassetto fiscale.
Sono strumenti utili, e funzionano.
Il problema è che ti mostrano con precisione quanto devi pagare, ma non ti dicono mai se ce la farai.
Quante rate puoi saltare prima di perdere tutto
Nelle domande che la gente scrive su Google, questa è di gran lunga la più cercata.
Già questo dice molto: chi chiede quante rate può saltare sa già che non riuscirà a pagarle tutte.
La regola, per i piani chiesti dal 16 luglio 2022 in poi, compresi quelli nati con le nuove regole del 2025, è questa.
Si decade dalla rateizzazione con il mancato pagamento di 8 rate, anche non consecutive.
I piani più vecchi seguono soglie diverse, legate alla data in cui è stata presentata la domanda.
Quando decadi succedono tre cose, tutte nello stesso momento.
- Tutto il debito residuo torna esigibile in un’unica soluzione.
- L’agente della riscossione può riprendere fermi, ipoteche e pignoramenti.
- Quei debiti non si possono più rateizzare: potrai chiedere nuove rate solo per cartelle diverse.
Una precisazione, perché vedo girare molta confusione.
I famosi cinque giorni di tolleranza riguardano le rate della rottamazione, non quelle della rateizzazione ordinaria.
Se la tua situazione peggiora mentre stai pagando, esiste la possibilità di chiedere una proroga del piano. Va però chiesta prima di decadere, documentando il peggioramento.
C’è poi un dettaglio che quasi nessuno ti dice.
Chiedere la rateizzazione significa riconoscere il debito, e il riconoscimento interrompe la prescrizione.
Chi rateizza, salta le rate e poi spera che il tempo cancelli tutto, spesso si ritrova con un orologio che è ripartito da zero.
Sulla prescrizione delle cartelle c’è molta più leggenda che realtà, e l’ho spiegato nell’articolo dedicato alla prescrizione delle cartelle esattoriali.
Il punto vero, però, è un altro.
Se ti stai chiedendo quante rate puoi saltare, il problema non è il numero otto. Il problema è che quella rata è più grande di quello che puoi permetterti.
Rateizzazione e rottamazione quinquies: pagare in nove anni non vuol dire esserne usciti
Quest’anno a tanti è sembrato che il problema si fosse risolto da solo.
La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto la rottamazione quinquies, per le cartelle affidate alla riscossione dal 2000 al 2023.
Chi ha aderito paga solo il debito originario e le spese di notifica, senza sanzioni e senza interessi di mora, in un’unica soluzione oppure fino a 54 rate bimestrali, cioè nove anni.
Detta così sembra un regalo, ma va guardata da vicino.
Le domande si sono chiuse il 30 aprile 2026, quindi oggi chi non l’ha presentata è fuori.
Non tutte le cartelle potevano rientrarci: erano escluse, per esempio, quelle nate da un accertamento fiscale.
E soprattutto, nella rottamazione bastano due rate non pagate, anche non consecutive, per perdere tutto.
A quel punto il debito torna intero, sanzioni comprese, e per quelle cartelle si chiude anche la porta della rateizzazione ordinaria.
Ecco perché ripeto sempre la stessa cosa a chi viene da noi convinto di aver trovato la soluzione.
Rateizzazione e rottamazione sono strumenti per pagare tutto, solo più lentamente.
Funzionano benissimo per chi ha un debito proporzionato al proprio reddito e ha solo bisogno di tempo.
Per chi ha un debito che non potrà mai ripagare per intero diventano un’altra cosa: un’ipoteca sui prossimi nove anni della propria vita.
E non lasciarti incantare da chi ti promette un accordo per pagare solo una parte delle cartelle.
Oggi un saldo e stralcio con il Fisco, a semplice richiesta, non esiste, e l’ho spiegato nell’articolo su cosa è stato davvero il saldo e stralcio con l’Agenzia delle Entrate.
Ho ripreso le alternative che ti vengono proposte ogni giorno anche nell’articolo su come risolvere i problemi con Equitalia.
Umberto lo ha capito sulla sua pelle.

La storia di Umberto: 600.000 euro e una rata che nessun piano avrebbe reso sostenibile
Umberto è venuto da Ivrea per festeggiare con noi la sua sentenza.
Aveva sempre lavorato e quando era rimasto senza lavoro si era aperto una partita IVA.
Con la crisi il fatturato è crollato, e gli impegni che prima pagava senza problemi sono diventati un peso.
Poi, nel 2009, è morta sua moglie.
Lei lavorava in un ente pubblico, e il suo stipendio era quello che teneva in equilibrio la famiglia e aiutava a coprire anche i debiti del passato.
Senza di lei, Umberto mi ha detto di essere caduto in un baratro.
Aveva anche tentato di rateizzare i debiti con il Fisco, ma le rate proposte erano insostenibili rispetto alle sue possibilità economiche.
Basta fare due conti per capire perché.
Solo verso l’Agenzia delle Entrate-Riscossione doveva quasi 490.000 euro, e anche spalmati sul massimo di 120 rate fanno più di 4.000 euro al mese, per dieci anni, interessi esclusi.
Per oltre un anno ha guardato i nostri video e le testimonianze dei nostri clienti, senza fidarsi di nessuno.
Alla fine lo ha convinto la Garanzia 100% Soddisfatti o Rimborsati, e il fatto che gli abbiamo detto chiaramente che avremmo preso la sua pratica solo se c’erano le condizioni per vincerla.
Le condizioni c’erano.
Il Tribunale di Ivrea ha stabilito che Umberto verserà 500 euro al mese per tre anni, cioè quello che gli resta dopo aver vissuto dignitosamente.
Su oltre 600.000 euro di debiti, il 97% verrà cancellato.
Oggi Umberto è vedovo, ha una figlia e due nipotini, e mi ha detto che è proprio a loro che ha pensato quando ha cominciato questo percorso.
Perché a loro, adesso, non lascerà più nessun debito.
Quando la rateizzazione non basta più: la strada che la legge ha previsto per chi non può pagare tutto
Se sei arrivato fin qui, forse hai già fatto i conti anche tu, e sai che quella rata non la reggeresti per sette o dieci anni.
Voglio che tu sappia una cosa: non è una colpa, è un’equazione che non torna. E per le equazioni che non tornano lo Stato ha previsto una soluzione precisa.
È la legge sul sovraindebitamento, la Legge 3 del 2012, oggi contenuta nel Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza.
Vale per privati, professionisti e piccoli imprenditori, e comprende anche i debiti con l’Agenzia delle Entrate, con l’Agenzia delle Entrate-Riscossione e con l’INPS.
Non è il Fisco a decidere quanto puoi pagare, ma un giudice, sulla base di quello che ti serve per vivere dignitosamente.
Durante la procedura le azioni esecutive possono essere fermate.
Al termine, quello che non sei riuscito a pagare viene cancellato, cartelle comprese, come racconto nell’articolo sulla cancellazione delle cartelle esattoriali e in quello sul sovraindebitamento con l’Agenzia delle Entrate.
Non è una scorciatoia e non è per tutti.
Serve una pratica costruita bene, da chi conosce i tribunali e sa quando ci sono davvero le condizioni per vincere.
È esattamente quello che facciamo in Legge3.it, l’organizzazione n. 1 in Italia per liberarsi dai debiti in modo garantito.
È anche per questo che possiamo offrire, nero su bianco, la Garanzia 100% Soddisfatti o Rimborsati.
Quando le condizioni non ci sono, te lo diciamo subito, anche se questo significa rinunciare a un cliente.
Umberto ha aspettato un anno prima di fidarsi. Tu non devi aspettare così tanto.
Chiama il Numero Verde 800 66 25 18 e prenota una consulenza gratuita e senza impegno con i nostri specialisti.
Scoprirai se anche per te esiste una strada diversa da una rata che non finisce mai.
Buona vita!
Gianmario Bertollo





