Soluzioni debiti

Soluzioni debiti: quando smettere di cercare una via d’uscita qualsiasi e trovarne una vera

Gli argomenti di questo articolo

Ci sono persone che cercano “soluzioni debiti” su Google alle due di notte, non perché abbiano tempo libero:

  • perché non riescono a dormire
  • perché la mattina dopo arriva un’altra rata che non riusciranno a pagare, 
  • perché hanno smesso di rispondere al telefono da mesi e ogni volta che la cassetta della posta tintinna sentono qualcosa stringersi allo stomaco. 

Riconosco queste emozioni e conosco queste persone. 

Le incontro ogni giorno e so cosa trovano quando cercano online: un labirinto di promesse vaghe, sigle incomprensibili, agenzie che promettono miracoli e studi legali che chiedono parcelle prima ancora di aver capito il problema.

Questo articolo non è uno di quelli. 

  • Non ti dirò che “uscire dai debiti è possibile con la giusta mentalità”
  • Non ti darò cinque consigli per risparmiare sulla spesa. 

Ti parlerò di una legge che esiste dal 2012, che è stata pensata esattamente per le persone come te. Per chi si è ritrovato con più debiti di quanti ne potrà mai pagare e non sa che esiste una strada legale, concreta, definitiva per uscirne.

Una strada che ha già cambiato la vita a migliaia di persone, una delle quali si chiama Davide.

Il problema non è il debito, è non sapere che esiste una soluzione

In Italia abbiamo un rapporto culturale con il debito che non ha eguali in Europa: il debitore è un fallito. È qualcuno che non ha saputo gestirsi, che ha vissuto al di sopra dei propri mezzi, che merita quello che gli capita. 

Questa narrazione è tossica, falsa e fa danni enormi, perché tiene le persone paralizzate nella vergogna invece di spingerle a cercare una via d’uscita reale.

Nel mondo anglosassone funziona diversamente. Negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Germania, le procedure per liberarsi dal sovraindebitamento esistono da decenni, sono socialmente accettate e vengono usate da persone normali che si sono trovate in difficoltà per le ragioni più varie: 

  • una malattia, una separazione, 
  • un’attività che non ha funzionato, 
  • una fideiussione firmata per aiutare qualcuno. 

Il debito non è una colpa morale, è una condizione economica e come tale, ha soluzioni economiche e giuridiche.

In Italia quella soluzione esiste dal 2012, con la Legge 3 e con il Codice della Crisi. 

Si chiamano procedure di sovraindebitamento e permettono a chi non riesce più a pagare i propri debiti di accedere a una procedura legale che, sotto la supervisione di un tribunale, riduce, ristruttura o cancella definitivamente i debiti che non possono pagati. 

È uno strumento di civiltà giuridica che quasi nessuno conosce e questo costa caro a milioni di persone che continuano a vivere sotto una pressione insostenibile senza sapere che potrebbero uscirne.

Il problema, nella maggior parte dei casi che seguo, non è la complessità della situazione debitoria, è che la persona davanti a me ha passato anni a cercare soluzioni sbagliate, a tamponare l’emorragia con strumenti che non funzionano, a perdere tempo e denaro prezioso, prima di scoprire che esisteva una strada diversa. 

Una strada che, se percorsa subito, avrebbe evitato anni di sofferenza.

Davide aveva 28 anni e 210.000 euro di debiti

Davide è nato nel 1986 e nel 2012 aveva quella cosa che a trent’anni sembra tutto: un’idea, un socio e la voglia di costruirsi qualcosa di suo. 

Aveva lasciato il lavoro da agente di commercio per aprire una sua attività, per finanziarla aveva chiesto 60 mila euro di prestiti alle banche e 10 mila euro alla madre. 

Aveva firmato, aveva scommesso, ci aveva creduto.

Non andò come sperava, i fondi si rivelarono insufficienti fin dall’inizio. 

Le spese fisse erano insostenibili: il canone di locazione, le bollette dell’elettricità, i fornitori. Per riuscire a pagare le rate bancarie ogni mese Davide cominciò a mettere dentro tutto quello che guadagnava ancora come agente di commercio, compresa la parte che avrebbe dovuto versare al fisco. 

Era convinto che fosse una fase, che con il tempo la situazione si sarebbe stabilizzata, ma due anni dopo l’apertura fu costretto a chiudere.

Aveva 28 anni, il socio si era “dato alla macchia” e Davide si ritrovò solo a fare i conti con quello che era rimasto. 

  • Debiti con le banche.
  • Debiti con i fornitori.
  • Debiti con il proprietario dell’immobile.
  • Debiti con l’erario. 

Sul lastrico, con uno stipendio da impiegato e più rate che entrate ogni mese. 

Per anni aveva continuato a lavorare, a tenere su la testa, a condurre una vita dignitosa con sua moglie e il figlio, ma il peso di quei debiti non diminuiva. Anzi, tra sanzioni e interessi cresceva fino a raggiungere oltre 210.000 euro.

Un atto di coraggio lo portò fino a noi. In un paese dove chiedere aiuto per i debiti viene ancora vissuto come una resa, come un’ammissione pubblica di fallimento personale, chiedere aiuto è un atto di coraggio.

Davide non era un fallito, era una persona normale che aveva provato a fare impresa a 26 anni, in un paese che non perdona gli errori e non insegna come rialzarsi

Aveva una famiglia, un lavoro stabile e la volontà di sistemare le cose, mancava solo uno strumento, quello strumento esisteva, ma lui non lo sapeva ancora.

Soluzione debiti

Le false soluzioni che non ti salveranno

Prima di arrivare da noi, quasi tutte le persone che seguo hanno già provato qualcosa:

  • Hanno contattato qualcuno che prometteva di “azzerare i debiti in pochi mesi”. 
  • Hanno parlato con un avvocato che ha presentato una parcella e poi non ha più risposto. 
  • Hanno firmato una rinegoziazione con la banca che ha abbassato la rata mensile allungando il piano di dieci anni. 
  • Hanno cercato su Google “saldo e stralcio” convinti che fosse la soluzione. 

Nella maggior parte dei casi, hanno solo perso tempo e soldi.

Il saldo e stralcio è lo strumento più sopravvalutato che esista in questo settore. Funziona in situazioni molto specifiche, con creditori disposti a trattare e cifre che possono essere trattate. 

Ma quando il debito principale è con l’Agenzia delle Entrate Riscossione, come nel caso di Davide, il saldo e stralcio non è nemmeno sul tavolo. L’erario non tratta, aspetta, accumula sanzioni e interessi e prima o poi arriva a pignorare.

Le agenzie di recupero crediti sono un capitolo a parte. Chiamano, minacciano, mandano lettere che sembrano ultimatum. 

Molte persone le pagano per paura, convinte che non farlo significhi finire in galera, ma nessuno va in prigione per debiti civili in Italia. 

Pagare un’agenzia di recupero crediti senza una strategia significa, nella maggior parte dei casi, svuotarsi le tasche per soddisfare un creditore minore mentre quelli principali continuano a maturare interessi.

Il consolidamento debiti sembra una soluzione razionale, ma consolidare significa solo spostare il problema in avanti, con più interessi. 

Non si esce da 210.000 euro di debiti consolidando. Si esce con una procedura che quel debito lo affronta alla radice, davanti a un giudice e con strumenti che la legge mette a disposizione.

L’errore più comune che vedo ripetersi, è aspettare che la situazione migliori da sola.

Aspettare di avere qualcosa da offrire ai creditori prima di muoversi o aspettare che passi. Non passa. 

I debiti non si prescrivono nel silenzio, non scompaiono con il tempo, non si risolvono ignorandoli. Ogni mese di attesa è un mese in cui le sanzioni crescono, in cui lo stress ti consuma, in cui le opzioni si restringono. 

Davide ha aspettato anni, non per inerzia, ma perché nessuno gli aveva mai detto che esisteva una strada diversa. Quando l’ha scoperta, quella strada era ancora percorribile, non è sempre così.

Come funziona davvero la legge contro il sovraindebitamento

Le procedure contro il sovraindebitamento sono state pensate per: privati cittadini, lavoratori dipendenti, pensionati, piccoli imprenditori, professionisti. 

Il principio è semplice, anche se le procedure non lo sono: chi si trova in una situazione di sovraindebitamento, cioè con troppi debiti che non riesce a pagare, ha il diritto di chiedere a un tribunale di intervenire

Il tribunale valuta la situazione, nomina un professionista abilitato che verifica la documentazione e la completezza della ricostruzione debitoria e apre una procedura.

Pignoramenti, fermi amministrativi, azioni cautelari: dal giorno dell’apertura della procedura, tutto si ferma.

Esistono diverse strade e quale applicare dipende dalla situazione specifica. 

Il piano di ristrutturazione dei debiti del consumatore è per chi ha fatto debiti per scopi estranei all’attività d’impresa: mutui, prestiti personali, finanziamenti, etc. 

Permette di proporre rimborsare i creditori un piano parziale e deve essere approvato dal giudice. 

Il concordato minore è riservato a titolari di partita IVA e prevede il coinvolgimento dei creditori, con una maggioranza qualificata che deve approvare la proposta. 

La liquidazione controllata del sovraindebitato è la procedura che ha liberato Davide.

Con questo strumento la persona mette a disposizione quello che può per un periodo di tre anni, al termine dei quali, i debiti residui vengono cancellati definitivamente.

Significa che i debiti che non sono stati pagati durante la procedura non esistono più. Vengono cancellati per legge, il debitore riparte da zero, con una sentenza del tribunale che certifica la sua liberazione.

Chi può accedere a queste procedure? 

Sostanzialmente chiunque non è più in grado di pagare regolarmente i propri debiti. Non è necessario avere beni da liquidare: come dimostra il caso di Davide, la procedura può essere aperta anche con il solo reddito da lavoro. 

Non è necessario essere nullatenenti, è necessario essere in una situazione che, senza un intervento strutturato, non ha via d’uscita autonoma.

Il giorno in cui il tribunale dice basta

La sentenza che libera Davide viene emessa dal Tribunale di Pavia dodici dopo la chiusura della sua attività. 

Anni in cui i debiti sono cresciuti, di rate impossibili da pagare, di una vita condotta con dignità nonostante un peso che la maggior parte delle persone non riesce nemmeno a immaginare.

Il giudice riconosce la situazione di sovraindebitamento, blocca tutte le azioni esecutive in corso, nomina il liquidatore e stabilisce le condizioni del piano. Al termine dei tre anni, i debiti residui verranno cancellati per legge.

Dalla firma del ricorso alla sentenza: quattordici giorni.

Quel giorno qualcosa è cambiato per Davide. 

Una procedura formale, un numero di registro, una sentenza stampata su carta intestata della Repubblica Italiana. Tutto quello che per anni era sembrato inamovibile ha smesso di avere potere su di lui.

Qualche settimana dopo ci ha scritto una lettera, firmata con il suo nome e cominciava così:

“Non è semplice trovare le parole giuste per descrivere cosa significhi vivere con oltre 200.000 euro di debiti sulle spalle. Non è solo una questione economica. È un peso che ti entra dentro, che cambia il modo in cui ti svegli la mattina e il modo in cui vai a dormire la sera.”

Davide C

Aveva vissuto con l’ansia costante per anni, ogni telefonata lo faceva sobbalzare e ogni lettera nella cassetta della posta era una stretta allo stomaco. 

Si vergognava, si isolava. Sorridere davanti agli altri era diventato una fatica, perché dentro si sentiva fallito. 

I debiti, scrive, non tolgono solo il denaro: tolgono serenità, dignità, relazioni. Ti fanno credere che non ci sia via d’uscita. Che ormai sia troppo tardi.

Poi scrive di noi, di quel primo contatto. La paura, la diffidenza, i mille dubbi e di quello che ha trovato: ascolto, spiegazioni chiare, una strada concreta. 

“Per la prima volta qualcuno mi ha fatto capire che esisteva una strada legale, concreta, possibile.” 

Ogni documento preparato con precisione, ogni fase spiegata con pazienza, ogni domanda accolta con rispetto e poi, il giorno della sentenza, quel peso che si solleva dal petto, il respiro profondo dopo anni, la consapevolezza che la vita non era finita nei numeri di un debito.

“Mi avete restituito qualcosa che pensavo di aver perso per sempre: la speranza.”

Leggo queste parole e penso a quante persone, in questo momento, stanno cercando su Google “soluzioni debiti” alle due di notte, quante stanno vivendo la stessa cosa che ha vissuto Davide: la stessa vergogna, lo stesso isolamento, la stessa certezza che non ci sia via d’uscita. 

Non sanno che la via d’uscita esiste, che ha un nome e che porta alla libertà.

Dove trovare chi sa davvero come aiutarti

Legge3.it è l’organizzazione che in Italia ha fatto del sovraindebitamento la sua unica missione, da quando la Legge 3/2012 era ancora poco conosciuta, quando i tribunali la applicavano in modo difforme e i professionisti del settore si contavano sulle dita di una mano.

Negli anni abbiamo seguito migliaia di persone come Davide, con debiti accumulati nel tentativo di fare impresa, o per una fideiussione firmata per aiutare qualcuno, o per una separazione che ha spaccato in due un bilancio familiare già fragile, o semplicemente per una serie di eventi che nessuno avrebbe potuto prevedere. 

La storia cambia sempre, ma il meccanismo è sempre lo stesso e, dopo anni passati a lavorare su questi casi, sappiamo riconoscere subito quale strada percorrere, quali sono gli ostacoli reali e come affrontarli.

Operiamo in tutta Italia, se sei a Milano o nell’area lombarda, sei in uno dei territori in cui lavoriamo con più frequenza, ma la procedura di sovraindebitamento si presenta al tribunale in cui ha residenza il debitore e noi seguiamo i nostri clienti ovunque si trovino: da Nord a Sud. 

La distanza non è mai stata un problema, il problema è aspettare troppo prima di chiamare.

La prima consulenza è gratuita e senza impegno. 

Non devi decidere nulla prima di aver capito la tua situazione. Ti ascoltiamo, analizziamo il quadro e ti diciamo con onestà se esiste una strada e quale. Se non possiamo aiutarti, te lo diciamo, se possiamo, ti spieghiamo esattamente come.

Hai debiti che non riesci più a gestire? Chiamaci.

Il Numero Verde 800 66 25 18 è gratuito, è attivo e dall’altra parte trovi persone che conoscono queste situazioni perché le vivono ogni giorno, non operatori di call center che leggono da un copione. 

Una telefonata non risolve tutto, ma può essere l’inizio di quello che per Davide è diventato un nuovo punto di partenza.

Come scrive lui stesso, nella lettera che ci ha inviato dopo la sentenza: “Chiedere aiuto non è una sconfitta: è il primo atto di coraggio verso la rinascita.”

Hai già aspettato abbastanza, chiama il numero verde oppure compila il modulo che trovi qui sotto.

Buona vita.

Gianmario Bertollo

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