Legge 3 2012 recensioni

Le recensioni su Legge 3 2012 che solo chi ci ha costruito sopra un’azienda può scrivere

Gli argomenti di questo articolo

Quella sera, mentre Frank Merenda parlava dal palco davanti a quasi cinquecento persone, io ero dietro le quinte e subito dopo mi sono seduto in mezzo al pubblico.

Insieme a Maria Sole l’avevamo presentato, avevamo detto al pubblico chi era e perché era lì. Poi ci siamo fatti da parte per rispetto. 

Quando parla Frank, si sta zitti e si ascolta. Lo so per esperienza diretta: sono dieci anni che Maria Sole e io seguiamo ogni cosa che dice, ogni consiglio che dà, ogni ragionamento che costruisce sul palco o nelle stanze private dove si prendono le decisioni che contano. Dieci anni in cui abbiamo imparato più sul nostro lavoro da lui che da qualsiasi manuale, corso o consulente ci fosse capitato di incontrare.

Quella sera, però, è successa una cosa che non mi aspettavo. Non mi aspettavo l’effetto che avrebbero avuto su di me le sue parole, davanti a quella platea, da qualcuno che non ha nessun motivo per essere gentile con noi se non quello di dire la verità.

Frank ha raccontato come è nata Legge3.it. Ha raccontato la sua prima reazione quando Maria Sole e io siamo andati da lui con questo progetto. Ha raccontato i dubbi, le obiezioni, i momenti in cui avrebbe scommesso contro di noi e poi ha raccontato perché, nonostante tutto, ha deciso di aiutarci lo stesso.

Ascoltandolo mi sono ritrovato a pensare a tutte le persone che in questi anni hanno cercato su Google le recensioni su Legge 3 2012 sperando di trovare qualcosa di vero. Qualcosa che non fosse una stella su una piattaforma, un commento anonimo, una testimonianza che poteva essere reale o costruita. Qualcosa che dicesse davvero com’è, chi siamo, se vale la pena fidarsi.

Quella sera Frank Merenda, senza saperlo, ha scritto la recensione più onesta che Legge3.it abbia mai ricevuto e l’ha scritta davanti a cinquecento testimoni.

Quando il tuo esperto di marketing ti dice che hai un pessimo modello di business

Ci sono cose che senti dire su di te e che ti fanno sorridere perché le riconosci come vere, anche se non le avevi mai formulate in quel modo. Frank, quella sera, ne ha dette diverse, ma quella che mi ha colpito di più è stata la prima cosa che ci ha detto dieci anni fa, quando siamo andati da lui per la prima volta.

In sostanza ci ha detto che avevamo un pessimo modello di business.

Non con quella diplomazia da consulente che ti dice le cose a metà per non offenderti, ma con quella brutalità diretta che è il suo marchio di fabbrica e che, nel tempo, ho imparato ad amare perché è l’unico modo serio di fare le cose. 

Ci ha spiegato che nel marketing esiste un principio fondamentale: trovare una folla affamata, un pubblico che abbia un problema urgente e la capacità economica di pagare per risolverlo. Noi, invece, stavamo costruendo un’azienda per aiutare persone che non avevano soldi. Persone indebitate, spaventate, spesso già scottate da avvocati incompetenti o commercialisti che avevano peggiorato la situazione invece di risolverla.

Aveva ragione. Dal punto di vista del manuale, aveva completamente ragione.

Il problema è che Maria Sole e io non stavamo ragionando sul manuale, stavamo ragionando su tutte quelle persone che soffrivano per i troppi debiti e per tutte quelle che avevano deciso di togliersi la vita perché non vedevano altra via d’uscita dal sovraindebitamento. 

Stavamo ragionando su tutte le persone che in Italia si trovano nella stessa trappola e non sanno che esiste una legge che permette di cancellare i debiti in modo legale, garantito, definitivo. Stavamo ragionando sul fatto che quelle persone meritavano qualcuno che le aiutasse davvero, non qualcuno che le usasse per fare cassa.

Frank lo ha capito e ha deciso di aiutarci lo stesso, sapendo benissimo che se avessimo voluto guadagnare sul serio avremmo aperto qualsiasi altro tipo di azienda. Quella sera ha detto che una pizzeria avrebbe funzionato meglio.

Io non ho mai dimenticato quella conversazione, perché è lì che si capisce chi sei davvero come imprenditore: non quando le cose vanno bene, non quando i numeri crescono, ma quando qualcuno di autorevole ti guarda negli occhi e ti dice che stai sbagliando strada, e tu sai, dentro di te, che non puoi fare altrimenti.

Il problema che nessuno voleva nominare: la vergogna italiana del debito

C’è una cosa che Frank ha detto quella sera e che io conosco così bene da averci costruito sopra dieci anni di lavoro. L’ha detta dal suo punto di vista di esperto di marketing e, sentirla formulata da qualcuno esterno, mi ha fatto capire quanto sia ancora vera, quanto sia ancora il muro principale contro cui ci scontriamo ogni giorno.

In Italia, chi ha i debiti si nasconde.

Non è una metafora, è una descrizione letterale di quello che succede. 

Non apre le lettere, non risponde al telefono, non cerca soluzioni online. Guarda dallo spioncino prima di aprire la porta. Sorride nelle foto e poi torna a casa a fare i conti che non tornano. 

La vergogna non è un effetto collaterale del sovraindebitamento in Italia è parte integrante del problema, forse la parte più devastante, perché isola le persone proprio nel momento in cui avrebbero più bisogno di parlare.

Frank ci ha fatto notare, anni fa, che questo rendeva il nostro lavoro quasi impossibile dal punto di vista del marketing. Non riuscivamo a raggiungere le persone che avevano bisogno di noi perché quelle persone stavano attivamente cercando di non essere raggiunte per una cultura che in Italia associa il fallimento economico alla colpa morale. 

  • Se hai i debiti, hai sbagliato. 
  • Se hai sbagliato, meriti quello che ti è capitato. 
  • Se meriti quello che ti è capitato, non hai diritto di lamentarti.

Questo ragionamento è sbagliato. È sbagliato nella premessa, è sbagliato nel percorso, è sbagliato nella conclusione.

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Siete brave persone

Ho visto persone che si sono indebitate dopo la perdita del lavoro, dopo una malattia, dopo che un socio sparito nel nulla aveva lasciato loro in eredità un buco nei conti che non avevano creato. 

Ho visto imprenditori che avevano costruito qualcosa di reale, che avevano dato lavoro ad altre persone, che avevano fatto le cose per bene e che si erano ritrovati in stato di sovraindebitamento per una serie di circostanze che nessun piano aziendale avrebbe potuto prevedere. 

Nessuno è esente dal sovraindebitamento. Nessuno. Non esiste una categoria di persone immuni, non esiste un livello di prudenza che garantisca l’immunità assoluta dalla vita quando decide di complicarsi.

Eppure la cultura medio bassa italiana continua a trattare chi ha i debiti come se avesse scelto deliberatamente di rovinare se stesso e chi gli sta intorno. 

La stampa non ne parla, o ne parla male, i telegiornali ignorano l’argomento e quando una persona in difficoltà decide finalmente di rivolgersi a qualcuno per il sovraindebitamento, spesso la prima scelta è l’avvocato di fiducia che, nella maggior parte dei casi, non sa nulla di questa materia e in alcuni casi peggiora attivamente la situazione nel tentativo di improvvisare soluzioni che non conosce.

Frank ha vissuto questa frustrazione dall’esterno. Io l’ho vissuta dall’interno, incontrando ogni giorno persone che erano arrivate da noi solo dopo aver perso mesi o anni a nascondersi, a rimandare, a sperare che il problema si risolvesse da solo. 

Il problema del debito non si risolve da solo, si risolve quando si smette di vergognarsi e si chiede aiuto a chi sa davvero come farlo.

Perché la Legge 3 del 2012 non la conosce quasi nessuno (e non è colpa tua)

Quando le persone arrivano da noi, una delle prime cose che dicono è questa: “Non sapevo che esistesse una legge che permettesse di cancellare i debiti in modo legale. Non sapevo che lo Stato italiano avesse previsto una via d’uscita per chi si trova in una situazione di sovraindebitamento.”

Non lo sapevano perché nessuno gliel’aveva detto e nessuno gliel’aveva detto perché il sistema di informazione intorno a questa materia è gravemente lacunoso.

La Legge 3 del 2012, oggi integrata nel Codice della Crisi, è una legge dello Stato italiano che permette ai soggetti sovraindebitati di accedere a procedure legali per la ristrutturazione o la cancellazione dei debiti che non riescono più a pagare. Non è qualcosa di moralmente discutibile, è uno strumento che il legislatore ha creato esattamente per queste situazioni, riconoscendo che il sovraindebitamento è spesso il risultato di circostanze che vanno oltre il controllo di chi le subisce.

Chi può accedere alla Legge 3 del 2012? 

In linea generale tutti i soggetti che siano: consumatori, lavoratori autonomi, professionisti, imprenditori agricoli, startup. L’accesso dipende dalla tipologia e dall’entità dei debiti. L’individuazione della procedura giusta dipende dalla natura dei debiti, dalla presenza o meno di un patrimonio e dalla natura dei creditori. Per questo motivo una consulenza individuale con veri professionisti è indispensabile: non esiste una risposta universale valida per tutti, e chiunque ti dica il contrario sta semplificando in modo pericoloso.

Quanto costa e quanto dura? 

Sono le due domande che riceviamo più spesso e capisco perfettamente perché. Chi è in difficoltà economica ha bisogno di sapere se può permettersi di risolvere il problema prima ancora di capire come risolverlo. I costi e i tempi variano in base alla complessità della situazione e alla procedura applicabile, ma quello che posso dire con certezza, dopo anni di casi seguiti, è che il costo del non agire è sempre molto più alto del costo della procedura. Ogni mese che passa senza agire è un mese in cui gli interessi crescono, i pignoramenti avanzano e le opportunità si restringono.

La legge che nessuno deve conoscere

Il problema, diceva Frank quella sera, non è che la legge non esiste, il problema è che lo Stato l’ha fatta e poi non l’ha pubblicizzata. Ha scritto le norme e si è aspettato che le persone le trovassero da sole, in un paese in cui la cultura del debito è ancora impregnata di vergogna e in cui avvocati e commercialisti che dovrebbero orientare le persone, spesso non sanno nemmeno di cosa si tratta. 

Il risultato è che centinaia di migliaia di persone ogni anno continuano a soffrire in silenzio per una situazione che la legge permetterebbe di risolvere, semplicemente perché non sanno che quella legge esiste.

Legge3.it è l’organizzazione n. 1 in Italia per liberarsi dai debiti in modo garantito ed esiste proprio per colmare questo vuoto. Non lo diciamo per vanto, lo diciamo perché qualcuno deve dirlo chiaramente, in un settore in cui la confusione è la norma e la disinformazione fa danni veri sulle vite reali delle persone.

Puoi guardare l’intervento di Frank qui sotto

Come si riconosce una recensione vera sulla Legge 3 2012

Viviamo in un epoca in cui le recensioni sono ovunque e non si fida più nessuno. È un paradosso strano: non siamo mai stati così sommersi di opinioni, valutazioni, stelle, commenti e non siamo mai stati così incerti su cosa credere. 

Trustpilot, Google, Facebook: ogni piattaforma ha il suo sistema di valutazione, ogni sistema ha le sue falle, e chiunque abbia passato più di cinque minuti a leggere recensioni online sa perfettamente che non tutto quello che trova rispecchia la realtà.

La domanda che molte persone si fanno quando cercano “Legge 3 2012 recensioni” non è solo “cosa dicono di loro” è “posso fidarmi di quello che leggo?” 

È una domanda legittima, anzi è la domanda giusta. Perché nel settore del sovraindebitamento, come in molti altri settori che trattano persone in difficoltà, la disonestà esiste. Esistono operatori che promettono risultati impossibili, che raccolgono acconti e spariscono, che costruiscono reputazioni online su basi fragili o direttamente false.

Una recensione sulla Legge 3/2012 vera si riconosce da alcune cose precise

Prima di tutto è specifica: una testimonianza reale racconta dettagli concreti, situazioni riconoscibili, emozioni che hanno il peso delle cose vissute davvero. Una recensione costruita a tavolino tende a essere generica, al superlativo facile, alla frase fatta che potrebbe applicarsi a qualsiasi azienda di qualsiasi settore. 

Seconda cosa: la coerenza nel tempo. Un’organizzazione che lavora bene accumula anni di testimonianze che raccontano storie diverse con un filo comune, non un picco improvviso di commenti positivi seguito dal silenzio.

Ma c’è un tipo di recensione che va oltre qualsiasi piattaforma, oltre qualsiasi sistema di verifica, oltre qualsiasi algoritmo di autenticità. È la recensione di qualcuno che non ha nessun interesse a mentire. 

Qualcuno che conosce i numeri, le scelte, i momenti difficili, e che decide di dire quello che pensa davanti a cinquecento persone perché è semplicemente la verità.

Frank Merenda non è un cliente di Legge3.it, è il professionista che ci ha affiancato per dieci anni, che ha visto i bilanci, che conosce le decisioni che abbiamo preso quando avremmo potuto prenderne di più comode e più redditizie. 

Quando Frank dice qualcosa su Legge3.it, non lo dice per gentilezza e non lo dice perché glielo abbiamo chiesto, lo dice perché lo ha visto con i propri occhi, verificato con i propri strumenti, misurato con i parametri di chi il marketing lo studia e lo pratica da decenni.

Quella è la recensione più difficile da falsificare che esista, perché viene da una persona che non ha motivo di essere generosa se non quello di dire la verità.

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Quello che Frank ha detto sul palco e che nessun cliente avrebbe potuto dire

Tra il pubblico, mentre lo ascoltavo, ho pensato più volte che quello che stava dicendo non avrei mai potuto dirlo io. Non perché non fosse vero, ma perché da me non avrebbe avuto lo stesso peso. 

Quando parli di te stesso, anche se dici cose vere, c’è sempre il sospetto che tu stia costruendo la tua immagine. È umano, è comprensibile ed è il motivo per cui le recensioni esterne valgono più delle autodichiarazioni.

Frank quella sera ha detto cose che nessun cliente avrebbe potuto dire, non perché i nostri clienti non siano credibili, ma perché un cliente racconta la sua esperienza, il suo caso, il sollievo di aver trovato una via d’uscita. Frank ha raccontato qualcosa di diverso: ha raccontato come siamo fatti dall’interno.

Ha detto che quando Maria Sole e io siamo andati da lui con questo progetto, la sua prima reazione era stata di perplessità genuina. Che il modello di business non aveva senso commerciale, che avremmo potuto aprire qualsiasi altra azienda e fare più soldi con meno fatica. 

Ha detto che ci ha aiutati non perché fosse un buon investimento, ma perché ha capito che stavamo facendo una cosa reale per persone reali e che quella cosa aveva un valore che i fogli Excel non riuscivano a misurare.

Ha detto che in dieci anni ha visto Legge3.it fare scelte che un’azienda orientata solo al profitto non avrebbe mai fatto. Scelte che mettevano al centro le persone invece dei margini, che costavano in termini economici ma che erano l’unico modo coerente di lavorare in un settore dove le persone che bussano alla tua porta sono già state deluse, già state ingannate, già state lasciate sole da chi avrebbe dovuto aiutarle.

Quello che Frank ha descritto, è la differenza tra un’azienda che usa le persone per fare business e un’azienda che usa il business per aiutare le persone. 

È una distinzione sottile sulla carta, ma nella pratica quotidiana è tutto. 

  • È il modo in cui rispondi al telefono quando qualcuno chiama disperato alle otto di sera.
  • È il modo in cui gestisci un caso complicato quando sarebbe più semplice mollarlo.
  • È il modo in cui tratti chi non ha più niente da darti una volta che la pratica è chiusa.

Ho ascoltato Frank dire queste cose davanti a cinquecento persone e ho sentito qualcosa che raramente si sente nel mondo del lavoro. La conferma esterna di quello in cui credi. La voce di qualcuno che ti conosce davvero e dice: sì, è esattamente come sembra.

Per chi cerca le recensioni su Legge 3 e vuole capire se vale la pena fidarsi, quella voce vale più di qualsiasi stella su qualsiasi piattaforma. Perché viene da qualcuno che non ha niente da guadagnare nell’essere gentile e che ha scelto di esserlo lo stesso, semplicemente perché era la verità.

Nessuno è esente dal sovraindebitamento

C’è una frase che ripeto da anni, in ogni contesto, ogni volta che ne ho l’occasione. La ripeto perché è vera e perché continua a sorprendermi quanto sia necessario dirla.

Nessuno è esente dal sovraindebitamento.

  • Non l’imprenditore che ha costruito un’azienda solida. 
  • Non il professionista con uno studio avviato. 
  • Non il lavoratore dipendente con uno stipendio fisso. 
  • Non la famiglia che ha sempre gestito i conti con attenzione. 

La vita ha una capacità straordinaria di presentare conti che nessun piano finanziario aveva previsto: una malattia, una separazione, un socio che sparisce, un mercato che cambia in sei mesi quello che sembrava impossibile cambiare in vent’anni. 

Il sovraindebitamento non è una caratteristica delle persone, è una circostanza che può raggiungere chiunque.

Frank quella sera ha detto una cosa che mi ha colpito per la sua semplicità disarmante, ha detto che nella sua vita ha fatto errori probabilmente più grandi di quelli che portano al sovraindebitamento. Che solo chi non fa niente non sbaglia. Che l’unica differenza tra chi si trova in difficoltà e chi non ci si trova spesso non è la prudenza o la competenza, è la fortuna di non aver incrociato la circostanza sbagliata nel momento sbagliato.

Lo stesso vale per chi ascoltava in sala quella sera. Quasi cinquecento persone che avevano attraversato anni di notti insonni, di lettere buttate senza aprirle, di sorrisi di facciata mentre dentro tutto crollava. 

Persone che si erano sentite dire che erano delle fallite, che avevano rovinato la loro famiglia, che non meritavano una seconda opportunità.

Quella voce mente

Mente perché confonde la circostanza con il carattere, l’errore con l’identità, il momento difficile con la misura definitiva di una persona e mente perché ignora deliberatamente quello che la legge italiana ha già stabilito: che il sovraindebitamento è una condizione che merita una soluzione, non una punizione. 

Se così non fosse, quella legge non esisterebbe. Lo Stato, con tutti i suoi difetti enormi e la sua straordinaria capacità di complicare quello che potrebbe essere semplice, ha scritto nero su bianco che chi si trova in stato di sovraindebitamento ha il diritto di ricominciare.

Ricominciare non significa cancellare quello che è successo, significa smettere di portarlo come un macigno e cominciare a usarlo come punto di partenza. Significa guardare i propri figli sapendo di aver fatto tutto il possibile per rimettere le cose a posto e significa anche tornare a progettare invece di sopravvivere.

Quella sera, dietro le quinte, ho pensato a tutte le persone che in quel momento stavano cercando su Google qualcosa: una risposta, una conferma, il coraggio di fare una telefonata.

Persone che non erano in quella sala, che non sapevano e non sanno ancora che esiste un posto dove è possibile essere aiutati davvero. Persone che forse stanno leggendo recensioni, cercando testimonianze, sperando di trovare qualcuno di cui fidarsi.

È per loro che esiste Legge3.it, è per loro che Frank Merenda ha accettato di affiancarci dieci anni fa, nonostante tutto quello che non tornava nei calcoli. È per loro che quella sera, dal palco, ha detto ad alta voce quello che Maria Sole e io ripetiamo ogni giorno: che non hanno fatto niente di male, che meritano una via d’uscita e che quella via d’uscita esiste.

Se stai cercando qualcuno di cui fidarsi, inizia da qui

Se sei arrivato fino a questo punto, probabilmente hai una domanda che non hai ancora fatto a nessuno.

Forse la stai rimandando da settimane, forse hai già provato a cercare una risposta altrove che ti ha lasciato più confuso di prima e forse hai paura che quello che hai letto fin qui sia troppo bello per essere vero, e che anche questa volta qualcuno stia promettendo cose che non può mantenere.

Lo capisco perché lo vedo ogni giorno da anni. La diffidenza di chi arriva da noi non è un difetto, è la cicatrice di chi è già stato deluso e proprio per questo merita rispetto, non una risposta preconfezionata.

Quello che posso dirti con certezza, dopo tutto quello che hai letto, è questo: Legge3.it è l’organizzazione n. 1 in Italia per liberarsi dai debiti in modo garantito. Non lo diciamo perché è uno slogan efficace, lo diciamo perché è il risultato di dieci anni di lavoro, di casi seguiti fino in fondo, di persone che hanno ritrovato il sonno e la capacità di progettare il futuro. 

Lo dice Frank Merenda, che di aziende ne ha viste migliaia e che non ha nessun motivo per essere generoso con noi se non quello di dire la verità.

Il primo passo non costa niente. Una telefonata al Numero Verde 800 66 25 18, ti permetterà di ricevere una consulenza gratuita e senza impegno, è tutto quello che serve per capire se la tua situazione ha una soluzione e quale sia il percorso più adatto a te.

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La domanda che non hai ancora fatto a nessuno puoi farla adesso.

Buona vita!

Gianmario Bertollo

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