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Mario Giordano e il sovraindebitamento: cosa ci siamo detti ad Asiago

Gli argomenti di questo articolo

Ti avevo raccontato di quella mattina in cui sono arrivato in ufficio e le ragazze della segreteria mi hanno fermato prima ancora che appoggiassi la borsa, per dirmi che mi aveva cercato Mario Giordano

Se non l’hai letto ti conviene farlo, perché questa storia nasce esattamente da lì. 

Da allora sono usciti altri articoli, sono cambiate parecchie cose e, il 23 agosto, sono arrivato ad Asiago sapendo che qualche ora dopo, prima che Giordano salisse sul palco per presentare il suo nuovo libro Il Re di Denari, ci saremmo visti di persona per la prima volta.

Non un’intervista, non una telefonata di lavoro. Solo due persone che si sono trovate a parlare della stessa battaglia da fronti diversi: lui con un microfono e una firma pesante, io con dieci anni passati in mezzo a chi il sovraindebitamento non lo studia sui libri, lo vive addosso. 

È da lì, da quella piazza piena di gente, che voglio ripartire, perché quello che è successo prima, tra una passeggiata in corso e una dedica su un libro, racconta più cose su questa battaglia di quante ne dica qualsiasi comunicato stampa. 

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L’incontro con Mario Giordano ad Asiago, prima della presentazione del libro

Ero arrivato in piazza da un paio d’ore, con mia mamma e mio papà seduti in prima fila da quando i posti erano ancora tutti liberi e, con Maria Sole, mi ero incamminato per un giro nel corso principale del paese, tanto per far passare il tempo prima che iniziasse tutto. 

In corso, tra la gente, chi trovo? Mario Giordano e sua moglie, a passeggio come chiunque altro, senza scorta, senza distanza, senza quell’aria da persona che ha appena finito di litigare in diretta con un ministro. 

Mi vede, apre le braccia, “Eccoti! Ciao Gianmario!” e mi chiede se possiamo darci del tu adesso che finalmente ci vediamo di persona, dopo mesi passati solo a telefono. 

Siamo rimasti lì un quarto d’ora buono, circondati da chi passava e ci guardava incuriosito, perché dovevamo sembrare quattro vecchi amici che si conoscevano da una vita, non due che si erano sentiti tre volte al telefono. 

Lui ha raccontato tutto a Paola, la moglie: chi sono, cosa facciamo con Legge3.it, i nostri docufilm, quanto lavoriamo per far conoscere la legge contro il sovraindebitamento. 

Le ha detto che siamo i più grandi esperti d’Italia su questa materia e lì ho capito una cosa che in televisione non si vede mai: Mario Giordano dal vivo è esattamente come lo racconta chi lo conosce davvero, uno che parla come mangia, senza fronzoli, senza quell’aria da vip che tante altre firme si portano dietro anche solo per andare a comprare il pane. 

Sono tornato dai miei verso le cinque, giusto in tempo per vedere che la piazza si era riempita fino all’orlo: non solo le seicentocinquanta sedie, ma la gente in piedi tutt’intorno, sulle scalinate del Duomo, davanti al Comune. 

Ad Asiago, per “Aperitivo con l’Autore”, la rassegna che va avanti da vent’anni, Mario Giordano c’era per presentare il suo libro Il Re di Denari. In televisione non si può parlare, perché va a toccare il mondo delle banche, i signori del denaro veri, quelli che decidono e che quasi nessuno conosce per nome. 

La sua trasmissione su Mediaset, ferma dal 31 marzo, sarebbe dovuta ripartire a inizio settembre come tutte le altre, invece l’hanno fatta slittare al 27. Lui lo dice sul palco senza giri di parole: qualcuno prova a tagliarlo fuori, ma la gente continua a scrivere e quindi lui continua a fare quello che ha sempre fatto. 

Prima di scendere dal palco è passato a firmare i libri, e anche a me e a mia mamma ha fatto la dedica sul suo. Una dedica bella, di quelle che restano, poi mi ha detto, ridendo: “Ho detto un sacco di cose, ma tutte giuste.” Ecco, in quella frase c’è tutto Mario Giordano: uno che le cose le dice come stanno, con nome e cognome. 

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Perché un giornalista come Mario Giordano si è avvicinato al sovraindebitamento

Con Giordano non è partito tutto da un colpo di fortuna. È lui che mi ha cercato quando ha capito che era importante affrontare questo argomento, ma prima di cercarmi si era informato per conto suo: ha controllato chi fossimo, cosa avessimo fatto, quante sentenze avessimo davvero portato a casa.

Mi ha chiesto documenti, fatti, sentenze e storie di persone ed ha fatto il suo primo articolo. Subito dopo ha voluto altre storie, altri casi e ne è uscito un secondo pezzo. 

Poi durante Ferragosto gli ho girato un articolo uscito su un altro quotidiano, e lì è scattato qualcosa: mi ha richiamato dicendo che l’interesse dei suoi lettori era enorme e che i due nodi che tornavano sempre erano gli stessi: i costi dei professionisti e i tempi delle pratiche.

Ha deciso allora di scrivere un terzo articolo, quello specifico, proprio su questi due punti. Non è un dettaglio da poco: il suo Substack ha quindicimila iscritti, il più seguito d’Italia nel suo genere. 

Alla moglie ha detto, davanti a me, che siamo i più grandi esperti di legge 3 in Italia. Non lo dico per vantarmi, lo dico perché un giornalista che passa la vita a smascherare chi millanta, non regala questa frase a nessuno. E soprattutto perché Mario Giordano non è uno che si schiera per convenienza: non fa sconti a nessuno. 

Se un giornalista così, con quindicimila persone che lo leggono ogni giorno, decide di mettere la faccia sul sovraindebitamento, vuol dire che il problema è reale quanto dico da anni. 

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Il Re di Denari, il libro che le televisioni non possono raccontare

Il libro si chiama Il Re di Denari e fin dal titolo capisci che non è la solita accozzaglia di consigli su come risparmiare. 

Giordano racconta la finanza italiana come fosse un romanzo popolare, uno di quelli con i cattivi veri: i nuovi signori del denaro, i cavalieri della moneta sonante, quelli che decidono chi vince e chi perde nel grande risiko bancario mentre i giornali di finanza ne parlano con un linguaggio che capiscono in tre. 

  • Chi ha raccolto l’eredità di Cuccia. 
  • Perché ha perso Mediobanca. 
  • Chi sono gli sceicchi d’oro dietro Unicredit e San Paolo. 
  • Con chi si schiera il re del cemento Caltagirone. 

Sono gli stessi poteri che, più in basso nella catena, finiscono per stringere il cappio a chi si indebita senza sapere davvero con chi ha a che fare. 

Non è un caso che io e Giordano ci siamo trovati, alla fine: lui racconta chi comanda in alto, io racconto cosa succede a chi paga in basso. Ho letto il libro ed è qualcosa di devastante e se ti interessa capire come funziona davvero il sistema che poi ti manda le rate a scadere, lo trovi anche tu su Amazon: Il Re di Denari

L’articolo di Mario Giordano sul sovraindebitamento che dovresti leggere

Nel suo articolo, Giordano non si è fermato a raccontare la legge, è andato a scovare una cosa che in pochi sanno: con la finanziaria 2025 lo Stato ha approvato un fondo pensato apposta per pagare gratis la procedura a chi ha i debiti e non ha i soldi per affrontarla. 

Un fondo vero, votato, a bilancio e che non è mai partito perché mancano i decreti attuativi.

Decreti attuativi che mancano perché, dicono al ministero, costerebbe troppo creare il portale informatico per gestire domande su una somma di appena cinquecentomila euro.

Come sempre gestiamo le cose all’italiana, in Germania un fondo così esiste davvero, funziona e, per ogni euro versato lo Stato ne recupera sei, perché chi si libera dai debiti ricomincia a pagare tasse e bollette invece di sparire nel nero. 

Da noi restano cinquecentomila euro fermi su un conto mentre la gente aspetta. 

Giordano ha fatto anche un appello diretto al ministro Nordio e ha citato chi in Parlamento si sta battendo per sbloccarlo. 

Il resto, i costi reali della procedura, come riconoscere chi ti vuole solo spillare soldi, cosa cambia se ti rivolgi a un OCC invece che a un professionista di fiducia, te lo lascio scoprire leggendo direttamente lui, perché lo ha scritto meglio di come lo scriverei io: Come salvarsi dai debiti (senza farsi fregare)

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Lo stigma del fallito in Italia, raccontato da chi lo vive

Il 17 agosto, dieci giorni prima di Asiago, ero in diretta radio per un’intervista e la giornalista mi ha fatto una domanda che non mi aspettavo: “tu sei stato il primo sovraindebitato che hai conosciuto davvero, dopo quanto tempo hai ritrovato la tua dignità?” 

Le ho risposto la verità, in diretta, senza filtri: “non l’ho ancora ritrovata del tutto, perché c’è ancora chi mi considera un fallito, nonostante tutto quello che ho fatto da allora.” 

È questo il punto che nessuno vuole guardare in faccia. Puoi fare cento cose giuste nella vita, ma in Italia basta una cosa sbagliata perché quella diventi la tua etichetta per sempre. Non succede altrove. 

È come dare del fallito a Trump, o a Walt Disney, o a Steve Jobs, o a Bezos: gente che ha toccato il fondo e si è rialzata, e all’estero questo non gli viene rinfacciato come se fosse un tatuaggio indelebile. Da noi sì. 

Da noi il fallimento è una macchia che resta, anche quando dietro c’è una storia di riscatto vera, documentata, con 584 pratiche portate a casa e circa duecentocinquantadue milioni di euro di debiti eliminati in dieci anni. 

Eppure quella macchia resta, perché la cultura italiana confonde chi ha sbagliato con chi è stato mal consigliato, ingannato, o semplicemente travolto dalla vita e finché resterà così, tantissime persone continueranno a non chiedere aiuto per paura del giudizio degli altri, restando sole proprio nel momento in cui avrebbero più bisogno di una mano. 

La battaglia per la libertà

Quando sono tornato a casa da Asiago, non pensavo a un articolo. Pensavo a quella piazza piena, a Giordano che come me ogni giorno combatte battaglie che sembrano perse, ma che hanno il senso di giustizia e libertà. 

Quanto ci vuole ancora prima che queste battaglie diventino patrimonio comune invece che il pallino di due persone. È importante che ci sia una massa critica, quella capace di smuovere anche un ministero fermo su un fondo da cinquecentomila euro mai attivato. 

Se sei arrivato fin qui, probabilmente ti riconosci in qualche pezzo di questa storia. Magari sei tu quello che ha paura di essere giudicato, o quello che ha già ricevuto un preventivo assurdo da un professionista che ti chiede migliaia di euro di anticipo senza garantirti niente.

Legge3.it è l’organizzazione n. 1 in Italia per liberarsi dai debiti in modo garantito, e lo dico non perché lo scrivo su un sito, ma perché è quello che facciamo ogni giorno da dieci anni, con la garanzia scritta che se non portiamo a casa il risultato, restituiamo quello che ci hai pagato. 

Chiama il Numero Verde 800 66 25 18, parla con chi questa strada l’ha già percorsa insieme a centinaia di persone come te: la consulenza è gratuita, senza impegno, e almeno saprai finalmente con chi hai davvero a che fare. 

Buona vita.

Gianmario Bertollo

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