C’è una cosa che mi ha colpito il 6 giugno, sul palco dell’evento di Legge3.it “Una nuova speranza”. Guardavo queste persone (clienti che stanno per raggiungere il risultato, clienti con la sentenza in mano, persone che avevano attraversato anni di sofferenza, di debiti, di notti insonni) e pensavo a quante volte negli ultimi anni ho sentito qualcuno chiedere: “Ma Gianmario Bertollo è affidabile? Ci sono recensioni?”
Recensioni. Come se quello che facciamo fosse paragonabile a un hotel, a un ristorante, a un paio di scarpe comprate online. Come se bastasse un punteggio su Trustpilot per misurare cosa significa restituire a una persona la possibilità di ricominciare a vivere.
Quel giorno sul palco ho capito una cosa che in realtà sapevo già, ma che non avevo mai detto con questa chiarezza: le recensioni più vere su quello che facciamo non stanno su nessun sito.
- Stanno nelle facce di queste persone.
- Stanno nelle storie che portano addosso.
- Stanno nel fatto che tornano perché vogliono.
Perché quello che hanno vissuto con noi ha cambiato qualcosa di profondo e sentono il bisogno di dirlo al mondo.
Li abbiamo chiamati Ambassador, ma la parola, per quanto bella, non rende ancora l’idea.
Cosa significa davvero una testimonianza sul sovraindebitamento
Quando qualcuno digita “Gianmario Bertollo recensioni” su Google, so già che sta cercando una conferma. Qualcuno che gli dica: fidati, ci sono passato anch’io, funziona davvero.
È un gesto comprensibile. Anzi, è il gesto più sano che si possa fare prima di affidarsi a qualcuno per risolvere un problema che ti sta distruggendo la vita.
Il problema è che il sovraindebitamento non è un prodotto, non si recensisce come si recensisce uno smartphone. Chi si trova sommerso dai debiti non sta valutando un acquisto, sta valutando se esiste ancora per lui una via d’uscita, se c’è qualcuno che conosce davvero quella via e, soprattutto, se ha il coraggio di percorrerla insieme a lui.
Quella valutazione non si fa con le stelle di una piattaforma di recensioni che non sa di cosa si sta parlando, si fa guardando negli occhi chi ce l’ha fatta.
Ecco perché le testimonianze che contano davvero non le trovi su Trustpilot. Le trovi al teatro Palladio di Vicenza, il 6 giugno, dove persone con nomi e cognomi, persone che hanno perduto la casa, venduto l’oro, chiuso negozi, saltato bollette pur di non arrendersi, si alzano e si raccontano.
Perché? Perché sanno cosa significa stare dall’altra parte e non riescono a stare in silenzio mentre altri ci stanno ancora dentro.
Questo è un Ambassador. Non un testimonial. Non una figura di marketing.
È una persona che ha ricevuto qualcosa di così significativo da sentire il bisogno, spontaneo, autentico e quasi urgente, di farlo sapere agli altri.
Cristina: 237.000 euro, una sentenza e una storia finita sui giornali
Cristina è una di queste persone e la sua storia merita di essere raccontata per intero, non per fare scalpore, ma perché è la storia di milioni di italiani che non sanno ancora che esiste una via d’uscita.
Tutto era iniziato con un sogno ragionevole. Vent’anni di lavoro dipendente, poi la decisione di mettersi in proprio, prendere in gestione il negozio dove aveva lavorato tutta la vita.
L’attività andava e la crisi, anche se si sentiva, non preoccupava. Ma una collaboratrice l’ha ingannata portandosi via una fetta importante di clientela e Cristina ha ricominciato da capo: nuove persone, nuovo equilibrio da trovare, suo marito Maurizio che finito il suo turno di lavoro andava ad aiutarla in negozio perché insieme si reggeva meglio.
Poi è arrivato il Covid e dopo il Covid la microcriminalità che aveva trasformato la strada davanti al negozio in un posto pericoloso dove le clienti avevano paura ad andare. Riusciva a lavorare solo al mattino, proprio perché il pomeriggio quella strada apparteneva ai criminali.
Intanto le cartelle di Equitalia continuavano ad arrivare, i furti si moltiplicavano, i debiti si accumulavano. Un disastro lento, costruito mattone su mattone da circostanze che Cristina non aveva scelto e non poteva controllare.
Ha venduto la casa e ha venduto l’oro sperando di poter risolvere i debiti, ma non è stato sufficiente.
Suo marito Maurizio è uno che parla poco, ma la sua presenza silenziosa accanto a lei in quegli anni è stata la cosa che l’ha tenuta in piedi. Quei debiti, alla fine, erano arrivati a 237.000 euro.
L’inizio del percorso verso la libertà
La prima volta che aveva sentito parlare di Legge3.it non era pronta, aveva chiamato e parlato con il nostro Specialista, ma aveva detto: “Al momento non ce la faccio.” Non era una scusa, era la verità di una persona che ancora non riusciva a credere che esistesse davvero una soluzione.
Per un anno ha continuato a seguirci: le dirette, i video, i casi che raccontavamo, gli articoli sui blog. Guardava, ascoltava, valutava. Quello che vedo in questo comportamento non è esitazione, è il processo naturale di una persona seria che prima di fidarsi vuole capire.
L’anno dopo ha richiamato. Lo Specialista si ricordava di lei e quel dettaglio, mi ha detto, ha fatto la differenza. “Ho avuto una bella sensazione.”
Sono venuti in consulenza e hanno raccontato tutto. Uscendo Cristina ha guardato Maurizio e gli ha detto: “Questa cosa la voglio fare. Zero dubbi.” Maurizio, che di solito non parla, ha risposto con la semplicità di chi ha già capito: “Se non ce li hai tu, vuoi che li abbia io?”
Quello è stato il primo vero passo di un percorso duro ma importante. Grazie al nostro lavoro il Tribunale di Venezia ha emesso la sentenza riducendo il debito del 95%. Trecento euro al mese per tre anni che la liberano da 237.000 euro che portava addosso da sette anni.
Il Gazzettino ha titolato: “Graziata dal tribunale”. Quella parola “GRAZIATA” mi fa ancora arrabbiare. Non è stata una grazia, è un diritto. Un beneficio previsto dalla legge per chi se lo merita, per chi ha combattuto, per chi non si è arreso. Chiamarla grazia significa dire che qualcuno le ha fatto un favore. Significa non aver capito niente di quello che questa legge rappresenta e di quello che persone come Cristina hanno attraversato per arrivarci.
La storia è finita sui giornali: il Giornale di Vicenza, il Corriere del Veneto. Cristina ci ha messo la faccia, senza vergogna, con quella testa alta che ha sempre tenuto anche negli anni peggiori.
Sotto i post dei giornali sono arrivati anche gli insulti, i commenti sarcastici, quelli che si permettono di dire che non è giusto liberarsi dai debiti. A loro Cristina ha risposto con una frase che vale più di qualsiasi argomentazione legale: “Far del male bisogna vergognarsi. Chiedere aiuto no.”
Clicca qui sotto e puoi guardare la video testimonianza di Cristina e ascoltare le sue parole
Gli Ambassador: quando due clienti hanno cambiato tutto
Il progetto Ambassador non è nato in una sala riunioni, non è il risultato di una sessione di brainstorming, non è uscito da un piano marketing. È nato guardando quello che già succedeva, chiedendoci: Come facciamo a dare un nome a questa cosa?
Cristina e Silvia non sapevano di stare costruendo qualcosa.
- Cristina metteva la faccia sui giornali, rispondeva agli insulti a testa alta, raccontava la sua storia a chiunque volesse ascoltare.
- Silvia ogni mattina cercava un nostro video su YouTube e lo condivideva, mentre studiava per un nuovo lavoro, mentre ricostruiva la sua vita pezzo per pezzo.
Non lo facevano perché qualcuno aveva chiesto loro di farlo, lo facevano perché non riuscivano a fare altrimenti. Quando hai attraversato qualcosa di così pesante e trovi qualcuno che ti aiuta davvero a uscirne, il silenzio diventa impossibile.
Guardando loro ho capito che quello che stavamo vedendo non erano due casi isolati, era qualcosa di più profondo: la manifestazione naturale di una soddisfazione che non si esaurisce nel momento in cui la pratica si chiude, ma continua, cresce, si trasforma in qualcosa che assomiglia a una missione personale.
Erano già Ambassador prima che la parola esistesse, prima che esistesse il riconoscimento, l’attestato, prima ancora di creare un logo, o di pensare alla pagina sul sito. Lo erano già nel senso più autentico del termine: persone che promuovono qualcosa non perché vengono pagate, ma perché ci credono con tutto quello che hanno.
Il 6 giugno, sul palco di “Una nuova speranza”, abbiamo dato un nome ufficiale a quello che già esisteva. Abbiamo guardato in faccia queste persone, ognuna con la propria storia, ognuna con il proprio percorso, ognuna arrivata a noi in un momento diverso e per ragioni diverse, e abbiamo detto: voi siete gli Ambassador di Legge3.it
Non un titolo onorifico, non una strategia di fidelizzazione. Un riconoscimento dovuto a persone che hanno avuto il coraggio di esporsi pubblicamente per dire agli altri che esisteva una via d’uscita, quando forse quegli altri non ci credevano ancora.
Cristina è stata nominata comandante in capo, non perché sia superiore agli altri, ma perché il suo coraggio, la sua esposizione pubblica, la sua capacità di rispondere agli hater senza abbassare la testa ha rappresentato qualcosa di esemplare per tutti.
Gli altri Ambassador non sono secondi a nessuno: sono la prova che quello che Cristina e Silvia avevano fatto spontaneamente non era un’eccezione. Era il segnale di qualcosa che stava succedendo e che meritava di essere riconosciuto, strutturato, celebrato.
Oggi la rete degli Ambassador cresce. Ci saranno percorsi formativi, sulla crescita personale e sulla leadership, perché queste persone meritano di essere accompagnate anche in questo. Non solo come promotori di Legge3.it, ma come individui che hanno dimostrato una resilienza fuori dal comune e che hanno ancora molto da dare, a se stessi prima che a chiunque altro.
Non stiamo costruendo una rete di testimonial, stiamo riconoscendo un gruppo di persone straordinarie che hanno scelto di trasformare la propria storia in qualcosa di utile per gli altri.
Nessuno è esente dal sovraindebitamento
Sotto il post del Gazzettino con la storia di Cristina sono arrivati i commenti di chi si permette di dire che non è giusto, che è una furbata, che chi si indebita deve pagare fino all’ultimo centesimo. Li conosco bene quelli che negano il diritto alla difesa dai debiti, li sento da anni e ogni volta che li leggo penso la stessa cosa: questi sono i primi a rischio.
Non lo dico per offendere, ma perché è la verità più scomoda che esista su questo argomento.
Il sovraindebitamento non è una questione di carattere, non è la conseguenza di qualche vizio o di qualche leggerezza. Cristina aveva una casa, aveva vent’anni di lavoro alle spalle, aveva un marito accanto a lei. Una storia solida e una volontà di ferro.
Ha venduto la casa, ha venduto l’oro, ha chiuso il negozio, perché una serie di circostanze che nessuno avrebbe potuto prevedere l’ha travolta una dopo l’altra, senza darle il tempo di riprendere fiato.
Potrebbe succedere a chiunque. Nessuno è esente dal sovraindebitamento.
Chi si permette di giudicare oggi dovrebbe avere almeno l’onestà intellettuale di ammettere che la distanza tra la propria vita e quella di Cristina è molto più sottile di quanto voglia credere. Un lavoro perso, una malattia, una crisi economica, un socio sbagliato, un mutuo firmato in un momento in cui tutto andava bene. Bastano poche cose per trovarsi dall’altra parte.
Quello che distingue chi ce la fa da chi rimane bloccato non è la forza di carattere, è la capacità di chiedere aiuto nel momento giusto e di trovare le persone giuste a cui chiederlo.
- Cristina lo ha fatto.
- Silvia lo ha fatto.
- Gli Ambassador lo hanno fatto.
E oggi sono qui, con i loro nomi e le loro facce, a dire agli altri che è possibile.

Le vere recensioni su Gianmario Bertollo sono gli Ambassador
Se stai leggendo questo articolo perché stai cercando una conferma, eccola. Non semplici recensioni su Gianmario Bertollo. Non su Trustpilot. Non in un punteggio a stelle.
Eccola in una donna che ha venduto tutto quello che aveva, che ha attraversato sette anni di guerra silenziosa e che oggi dice: “Sono ritornata quella che ero.”
Eccola in un marito che non parla molto ma che non ha mai smesso di esserci.
Eccola in una rete di persone che ogni giorno scelgono di raccontare la propria storia perché qualcun altro possa trovare il coraggio di fare il primo passo.
Quel primo passo puoi farlo adesso chiamando adesso il Numero Verde 800 66 25 18 e richiedere una consulenza gratuita a Legge3.it, l’organizzazione n. 1 in Italia per liberarsi dai debiti in modo garantito.
Chiama ora o compila il modulo che trovi qui sotto, la consulenza è gratuita e senza impegno. Non devi essere pronto, devi solo chiamare e se hai ancora dei dubbi, chiedi agli Ambassador.
Buona vita!
Gianmario Bertollo





