Hai un debito con Equitalia e non sai più da che parte girarti. Lo so che fa ancora paura chiamarla così, anche se quel nome non esiste più da tempo.
Equitalia oggi si chiama Agenzia delle Entrate Riscossione, ma nella testa degli italiani è rimasta sempre lei.
La stessa lettera verde nella cassetta della posta che ti fa accelerare il battito prima ancora di aprirla. Lo stesso nome che diventa sinonimo di paura, di vergogna, di una situazione che ti sembra impossibile da risolvere.
Io con quel nome ci ho litigato per anni, prima come persona indebitata, poi come chi ha fatto della battaglia contro il sovraindebitamento la propria missione.
In dieci anni di Legge3.it ho visto centinaia di storie che si somigliano: persone normali, lavoratori, famiglie, che si ritrovano schiacciate da un debito che cresce ogni giorno di più, mentre intorno tutti gli dicono che non c’è via d’uscita.
Non è vero e te lo dimostro con i fatti, non con le promesse.
Cos’è stata Equitalia e perché quel nome fa ancora paura
Partiamo dalla domanda che mi fanno spesso: che cos’è Equitalia?
O meglio, che cosa era, perché dal 2017 non esiste più, è stata sostituita dall’Agenzia delle Entrate Riscossione, un ente che ha preso in carico tutto quello che Equitalia faceva prima, con gli stessi identici poteri e, se possibile, qualche strumento in più.
Equitalia non era una società privata qualunque, anche se formalmente era una S.p.A., era controllata per il 51% dall’Agenzia delle Entrate e per il 49% dall’INPS e aveva un potere che nessuna azienda normale ha mai avuto: poteva pignorare il tuo conto corrente con una semplice lettera alla tua banca, senza passare prima da un giudice.
Io, se ho un credito verso qualcuno, devo chiedere un decreto ingiuntivo, aspettare i tempi previsti e, solo dopo, posso agire. A Equitalia bastava una comunicazione.
Quando il governo annunciò la sua cancellazione, lo fece con un linguaggio quasi da spettacolo: “Equitalia non c’è più”, dissero in televisione, come se fosse un regalo per gli italiani.
La realtà è diversa. Cosa è cambiato davvero per chi ha debiti con l’Agenzia delle Entrate? Poco, e in alcuni casi è andata peggio.
Il nuovo ente ha accesso diretto alle banche dati dell’INPS, vede in tempo reale dove lavori, dove hai i conti, se possiedi titoli o depositi.
Il nome è cambiato, la sostanza, per chi deve pagare, no.

Cosa succede davvero se non paghi
Qui arriva la domanda che tiene svegli la notte migliaia di persone: cosa succede se non pago Equitalia. La risposta onesta è che dipende da quanto possiedi, ma le possibilità di azione sono ampie e quasi sempre più dure di quello che si immagina.
- Se hai un conto corrente, può essere pignorato.
- Se hai uno stipendio o una pensione, può arrivare il pignoramento del quinto, o anche meno se l’importo è sotto soglia, ma è comunque una parte di quello che guadagni che ti viene sottratta ogni mese, mentre il resto del debito continua a generare interessi e sanzioni.
- Se possiedi immobili, può arrivare l’ipoteca, e in certi casi anche l’asta, anche se per la prima casa esistono dei limiti di importo sotto i quali questo non può avvenire.
Ma cosa può pignorare Equitalia se sei nullatenente?
Qui le cose si complicano in un modo che pochi raccontano davvero. Essere nullatenente oggi non significa essere al sicuro, significa solo che il pignoramento aspetta.
Aspetta che tu trovi un lavoro, che apri un conto, che intesti qualcosa a tuo nome, anche minimo.
Il debito non scompare perché tu non hai nulla. Resta lì, fermo, e cresce. Ogni anno che passa si aggiungono interessi di mora e sanzioni e quella cifra che oggi ti sembra già enorme, in cinque anni può essere quasi doppia.
È esattamente quello che è successo a una nostra cliente che ha accettato di raccontare la sua storia per chi si trova oggi dove si trovava lei qualche anno fa.
La storia di Cinzia con un enorme debito Equitalia
Cinzia lavora in un supermercato, suo marito ha un impiego da dipendente. Hanno due figlie, pagano le bollette, il mutuo della casa, due macchine, niente di eccezionale. Una vita normale, come l’avrebbe descritta chiunque la incontrasse al lavoro dietro la cassa.
Eppure Cinzia si è ritrovata con un milione di euro di debiti, non per scelta, non per una vita sopra le righe, ma per debiti nati da un’azienda individuale a suo nome, dove lavoravano suo padre e suo zio.
All’inizio lei si occupava solo delle pratiche d’ufficio, poi ha trovato un altro lavoro e se ne è allontanata.
I ritardi nei pagamenti hanno iniziato ad accumularsi, niente di grave, gestibile con qualche rateizzazione. Poi è arrivata la crisi del 2008 nel settore dell’edilizia, il lavoro è calato, i debiti sono aumentati e, nel 2015, Cinzia decide di chiudere la partita IVA.
Chiudere la partita IVA non chiude il debito.
Quello è rimasto a suo nome, mentre lei provava in ogni modo a trovare una soluzione: avvocati, commercialisti, tentativi su tentativi.
Non era questione di volontà, con cifre di quella portata, più passa il tempo, più il debito cresce e non arrivi mai a chiuderlo perché diventa matematicamente impossibile.
Le hanno pignorato lo stipendio da dipendente, che si è visto erodere mese dopo mese da una parte che, di fronte a un milione di euro, era una goccia nel mare.
Il muro contro cui si è scontrata
Chi mi può aiutare con le cartelle esattoriali?
È la domanda che Cinzia si è fatta per anni, prima di trovare una risposta vera e la sua esperienza racconta bene quanto sia difficile, in Italia, trovare qualcuno che sappia davvero come funzionano le cose.
Aveva chiesto aiuto a un avvocato, lo stesso a cui si rivolgeva suo padre per i clienti che non pagavano. La prima cosa che le disse fu di togliersi tutto quello che aveva intestato. Un consiglio che, oltre a non risolvere nulla, rischiava di trasformarsi in un atto in frode ai creditori, l’esatto opposto di quello che serviva.
Sono andati anche a Equitalia, di persona, per proporre la vendita del suo appartamento: quello che ne avrebbero ricavato sarebbe andato a loro. Le hanno risposto che di appartamenti non se ne facevano nulla. Punto.
Nessuna alternativa, nessuna proposta concreta, solo un muro.
Ha pagato l’avvocato, ha pagato la commercialista, che quando le ha parlato della Legge 3 del 2012 è rimasta sbalordita, le sembrava una cosa strana, mai sentita e si è limitata a chiederle il nome dell’azienda a cui si era rivolta, senza approfondire oltre.
Questo è un punto su cui voglio essere chiaro: non è colpa loro in senso assoluto. Semplicemente, non è la loro materia e, quando un professionista non conosce qualcosa, per lui quella cosa spesso non esiste, o nel migliore dei casi non funziona.
Intorno a Cinzia, intanto, c’era anche un altro tipo di muro: quello delle persone più vicine.
Tutti le dicevano che la stavano truffando, suo padre, ancora oggi, nonostante la sentenza in mano, le ripete che “si vedrà come va a finire”.
Guarda la storia di Cinzia e di come si è liberata dal sovraindebitamento
Quello che Cinzia racconta a parole, in questo articolo, è solo una parte.
Qui sotto trovi il video della sua testimonianza, registrata il giorno in cui è venuta a festeggiare con noi a Treviso, dopo la sentenza che le ha cambiato la vita.
Vale la pena guardarlo, perché ci sono cose che il tono di voce, gli sguardi, le pause prima di rispondere, raccontano meglio di qualsiasi testo scritto.
Sentirla raccontare cosa significava aprire la cassetta della posta, cosa le diceva la gente intorno, cosa ha provato il giorno in cui le è arrivata la sentenza, è diverso dal leggerlo.
Te lo consiglio prima di continuare a leggere, perché quello che racconto nei prossimi paragrafi nasce esattamente da quelle parole.
La svolta: come si è davvero liberata da Equitalia
Come liberarsi di Equitalia?
È a questa domanda che Cinzia ha trovato finalmente una risposta, non grazie ad avvocati o commercialisti, ma grazie a suo marito. Lui si interessa di molte cose, aveva sentito parlare della Legge 3 del 2012, aveva visto qualche pubblicità, e un giorno le ha detto semplicemente: perché non provi a telefonare?
Lei ha telefonato e da quel momento, qualcosa si è messo in moto in un modo diverso da tutti i tentativi precedenti.
Nessuna promessa vaga e nessuna frase generica, ma le abbiamo spiegato cosa serviva.
Ha raccolto i documenti ed è stato costruito un percorso. Ci è voluto del tempo e, in quei mesi senza notizie, Cinzia ammette di aver pensato più volte di non farcela.
Vedeva altre persone, attraverso i contenuti che seguiva, che ce l’avevano fatta prima di lei, e questo le dava la forza per continuare.
Poi è arrivata la sentenza del Tribunale di Forlì, che l’ha liberata dal debito di 920.000 euro, riducendolo del 90%. Cinzia metterà a disposizione della procedura quello che ha, una casa che sarebbe finita comunque all’asta e una parte minima del suo stipendio, per 600 euro al mese, per tre anni.
Un sacrificio, certo, ma con una fine certa, scritta in una sentenza, non un’illusione che si allontana ogni mese di più.
Quando le hanno comunicato la notizia al lavoro, ha detto al suo titolare: “Hai visto? Ce l’ho fatta”. E lui le ha risposto: “Sì, ci hai messo del tempo, ma ce l’hai fatta”.
Cosa significa davvero ricominciare
Lo stipendio spignorato. È questo il dettaglio che Cinzia racconta con più emozione di tutti.
Vederselo arrivare intero sul conto, dopo anni in cui ogni mese una parte veniva sottratta in automatico, è stata la prima vera prova che qualcosa era davvero cambiato. Quella sera hanno festeggiato: suo marito e le sue figlie le hanno fatto trovare una torta a fine cena.
Non è stato un percorso semplice. Cinzia stessa ammette che, oltre al peso del debito, in quel periodo la sua famiglia ha affrontato anche altri problemi di salute.
Niente di facile, ma alla fine ce l’hanno fatta.
Qui arriva il punto che mi sta più a cuore, quello per cui scrivo ancora oggi, dopo dieci anni di battaglie su questo fronte.
A chi le chiede cosa direbbe alle altre persone nella sua stessa situazione, a quelle che hanno padri che non ci credono, commercialisti che non sanno come funziona, Cinzia risponde senza esitazione: “andate avanti, perché si arriva alla fine. I sacrifici, se già li hai fatti finora, puoi continuare a farli per altri tre anni, sapendo che esiste un punto di arrivo reale.”
Nessuno è esente dal rischio di indebitarsi, per una malattia, per un problema familiare, per un’azienda che chiude. Nessuno può giudicare chi ci è passato e nessuno dovrebbe sentirsi un fallito per questo.
Cinzia non è andata a finire, è andata a ricominciare, questa è la differenza che la Legge 3 del 2012, oggi confluita nel Codice della Crisi, può fare per chi si trova oggi dove si trovava lei.
Come uscire dai debiti con Equitalia: la strada che esiste davvero
Se hai letto questo articolo, probabilmente è perché in qualche modo ti sei riconosciuto in quello che hai letto.
Hai un debito con Equitalia, o con quella che oggi si chiama Agenzia delle Entrate Riscossione e ti sembra una montagna che non si scala.
Non sei tu il problema.
Non lo eri prima, quando il debito è nato da una crisi che non hai scelto e non lo sei ora, che cerchi una soluzione vera invece di soluzioni tampone che allungano solo l’agonia.
Esiste una strada concreta, scritta nella legge, applicata da un tribunale, con una sentenza che ha lo stesso valore per chiunque ne abbia i requisiti, non solo per Cinzia.
In Legge3.it lavoriamo esclusivamente su questo, ci occupiamo esclusivamente di liberare le persone dai debiti attraverso gli strumenti che la legge italiana prevede.
Legge3.it è l’organizzazione n. 1 in Italia per liberarsi dai debiti in modo garantito.
Se vuoi capire se anche la tua situazione può rientrare in questo percorso, chiama il Numero Verde 800 66 25 18, oppure compila il modulo qui sotto.
Ti verrà offerta una consulenza gratuita e senza impegno. Non costa nulla scoprire se anche per te può iniziare quello che è successo a Cinzia.
Buona vita!
Gianmario Bertollo





