Stavo partecipando a una diretta su Canale Italia quando è arrivata la telefonata di Luigi da Verona.
Voce sicura, tono fermo, il tipo di certezza che si costruisce in una vita senza grandi scossoni. Ha attaccato dritto, senza preamboli: “vorrei sapere chi è che paga i debiti di questi signori. Li pagano i miei figli e i miei nipoti che sono partiti stamattina per andare a lavorare e tornano stasera alle sette? Chi è che paga i debiti di questa gente”
Il suo intervento è stato duro, come tanti altri che ne sento ogni giorno, e nella sua domanda ha continuato ad incalzare: “I debiti, quando si fanno, vanno pagati. Ce lo insegnavano da ragazzi a noi. Se non ti basta lavorare otto ore ne fai dieci, undici. Vai tutto il sabato e la domenica. I debiti si pagano.” Continuava a dirlo tentando di mettere in evidenza la differenza tra chi paga e chi no. Tra chi è onesto e chi non lo è. Come se non pagare i debiti fosse la cosa da difendere.
Ho lasciato che finisse, non l’ho interrotto e non mi sono innervosito, perché Luigi non è un cattivo. Luigi è un uomo che ha avuto la fortuna di non trovarsi mai in certe situazioni e ha scambiato quella fortuna per merito. Lo so bene, l’ho visto e sentito centinaia di volte, in forme diverse. È il cognato che commenta a cena, il collega che scuote la testa, il vicino che ha sempre un’opinione pronta. È la voce che molte persone con i debiti si portano dentro, anche quando sono sole.
E quella voce fa più danni di qualsiasi cartella esattoriale.
I debiti non si scelgono sempre
La risposta a Luigi non parte dai numeri, parte dalle persone. Parte dalla domanda che Luigi non si è mai fatto: cosa succederebbe se un giorno la vita ti mettesse in una situazione che non hai cercato, non hai voluto e dalla quale non riesci a uscire lavorando il sabato e la domenica?
Prendiamo una persona qualunque: lavoro stabile, mutuo firmato quando tutto andava bene, famiglia che funziona. Poi nasce un figlio con una malattia rara, una di quelle che il sistema sanitario nazionale non copre.
- Le medicine si pagano.
- I ricoveri si pagano.
- Le terapie si pagano.
Non ci sono otto ore o dieci ore che tengano, ci sono spese che superano qualsiasi stipendio normale e non esiste sabato o domenica che le azzeri. Questo non è un caso inventato, è uno dei casi che racconto da anni.
Oppure prendiamo una persona che perde il lavoro nel 2020, quando il Covid ha fatto saltare interi settori nel giro di settimane. Aveva un mutuo, firmato quando aveva un contratto e uno stipendio. Poi, da un giorno all’altro, non aveva né l’uno né l’altro.
Come si pagano le rate con quello che non c’è? Se nel frattempo un figlio subisce un’invalidità permanente, come si costruisce una vita dignitosa con una pensione di invalidità?
Luigi probabilmente non ha mai dovuto rispondere a queste domande. Io sì.
Le persone che vengono da me ogni giorno, sì.
Non sono furbi, non sono scansafatiche, non sono quelli che hanno vissuto al di sopra delle proprie possibilità per poi scaricare il conto sugli altri. Sono persone normali che hanno incrociato una malattia, una crisi, un licenziamento, una separazione e si sono trovate sotto un peso che nessuna ora di straordinario avrebbe potuto sollevare.
Otto milioni di italiani non possono essere tutti dei furbi
Nessuno è esente dal sovraindebitamento. Nessuno.
Non l’imprenditore, non il pensionato, non il dipendente con il contratto a tempo indeterminato. Basta un evento fuori controllo per trovarsi dall’altra parte. Quella dove le lettere raccomandate si accumulano, dove il telefono squilla di numeri sconosciuti, dove ci si sveglia la mattina con un peso che non passa neanche dopo il caffè.
Luigi probabilmente non ci ha mai pensato. Io ci ho pensato ogni giorno per anni, perché sono stato il primo sovraindebitato che ho conosciuto.
In Italia sono otto milioni le persone in stato di sovraindebitamento. Otto milioni. Sono persone che a un certo punto non riescono più a pagare i propri debiti con quello che hanno e quando Luigi chiede chi paga i debiti di questa gente, la risposta è più semplice e più scomoda di quello che immagina: nessuno paga al posto loro.
Quando una banca presta denaro, mette in conto il rischio che quel denaro non torni. Si chiama rischio di credito, esiste da quando esiste la finanza ed è incorporato nei tassi di interesse che tutti paghiamo. Se un debitore non riesce a restituire quello che deve, la banca o la finanziaria registra una perdita. È un’azienda e ha strumenti per gestirla.
I figli di Luigi continueranno a lavorare per sé stessi, non per coprire i buchi di qualcun altro.
Quello che Luigi non vede, non per colpa sua, è che esiste una legge dello Stato che permette a chi si trova in stato di sovraindebitamento di tirare una riga sul passato e ripartire. Non è una scappatoia per furbi, né un condono. È uno strumento che nei paesi anglosassoni esiste da decenni e si chiama Fresh Start: ricominciare da zero.
In Spagna la chiamano Seconda Opportunità, in Italia si chiama Legge 3 del 2012, oggi inglobata nel Codice della Crisi, e dopo quattordici anni dall’emanazione ancora troppo pochi la conoscono. È questa ignoranza che mi indigna.

La difesa debitoria non è per tutti: ecco perché
Bisogna essere chiari e onesti su una cosa, perché l’onestà in questo campo vale più di qualsiasi promessa: non tutti possono accedere alla legge. Non è uno strumento universale, non è una soluzione per chiunque abbia dei debiti, e chiunque dica il contrario sta cercando di venderti qualcosa.
La legge ha criteri precisi. Devi dimostrare di meritare la procedura, di non aver fatto il furbo in passato, di non aver accumulato debiti sapendo già di non poterli onorare, di non aver compiuto atti in frode ai creditori.
Ci sono anche debiti che la legge non cancella: gli alimenti ai figli e i risarcimenti danni. Inoltre, se hai una condanna per bancarotta fraudolenta, la strada è chiusa. Noi questi casi li rifiutiamo, non perché non vogliamo aiutare, ma perché aiutare significherebbe mentire e in questo ambito molto delicato la menzogna non ha spazio.
Abbiamo anche delle recensioni negative, le ho lette tutte. Vengono quasi sempre da persone a cui abbiamo detto di no perché non avevano i requisiti, perché i debiti erano di una tipologia che la legge non contempla, perché la situazione non era quella che speravano fosse. Dire di no a qualcuno che sta soffrendo è una delle cose più difficili da fare, ma è anche la cosa più rispettosa che si possa fare nei suoi confronti. Preferisco una recensione negativa a una promessa falsa.
Questo è il punto che distingue chi lavora seriamente in questo campo da chi ci specula sopra. Le persone sovraindebitante sono fragili, sono persone che hanno già subito delusioni, che si sono già fidate di qualcuno che le ha deluse, che hanno già pagato per soluzioni che non hanno risolto nulla.
Sono le prime a cadere nelle mani di chi promette miracoli a centosettanta euro di acconto. Io sono stato quella persona, so esattamente come ci si sente quando si vuole disperatamente sentirsi dire che esiste una via d’uscita facile.
Non esiste una via facile, ma esiste una via d’uscita vera. non è la stessa cosa.
Nicola dormiva due ore e mezza – Oggi pianifica il futuro
Il primo aprile 2026 Silvia e Nicola hanno ricevuto la sentenza del Tribunale di Modena che li ha liberati da 288.000 euro di debiti.
Nei prossimi tre anni verseranno quello che avanza dal reddito dopo le esigenze della famiglia e poi chiuderanno per sempre un capitolo che durava da quasi vent’anni.
Nicola quella sera ha detto a sua moglie e a sua figlia una frase che mi ha colpito come poche: “Da oggi posso pensare a fare progetti.” Non era una frase di circostanza, era la frase di un uomo che per anni aveva vissuto in totale assenza di futuro, senza la possibilità di immaginare qualcosa oltre la prossima cartella, la prossima raccomandata, la prossima rata che non si riesce a pagare.
Silvia mi ha raccontato che nelle settimane successive lo vedeva ridere, scherzare, fare battute “Era il Nicola che conosceva prima che tutto crollasse.”
Guarda qui la loro testimonianza e ascolta le loro parole
La loro storia era iniziata come tante, Nicola faceva il salumiere da vent’anni, Silvia lavorava nei supermercati. Insieme avevano deciso di aprire un negozio di alimentari, una vita costruita sul lavoro onesto.
Poi è arrivata la crisi del 2008 e le aziende hanno iniziato a saltare una dopo l’altra. Da lì è partito tutto: debiti uno dietro l’altro, la casa andata all’asta, un avvocato che continuava a dire “vediamo, vediamo” senza mai risolvere nulla e intanto arrivavano ancora richieste di pagamento sul mutuo di una casa che era già stata venduta all’asta da due anni.
Nicola aveva provato a tenere tutto insieme lavorando su tre turni: il negozio la mattina, le consegne di surgelati nel pomeriggio, i bar e i locali di notte fino alle sei. Dormiva due ore e mezza, quasi due anni così.
Nel frattempo Silvia aveva smesso di lavorare per seguire il figlio, che aveva problemi di salute. Un periodo di vita durissimo, fatto di medici, incontri a scuola, mentre i suoi genitori si ammalavano. Uno di quei periodi in cui la vita non ti dà tregua e tu continui ad andare avanti perché non puoi fare altro, perché ci sono persone che dipendono da te e non puoi permetterti di fermarti.
Quando hanno trovato Legge3.it, Nicola aveva visto una pubblicità in televisione e aveva detto a Silvia “proviamo”. Il primo sentimento non era la speranza, era la paura di prendere un’altra fregatura. Perché fino a quel momento chiunque si fosse occupato della loro situazione aveva solo rimandato il problema, mai risolto nulla.
Quella diffidenza io la capisco perfettamente, è la diffidenza di chi ha già dato fiducia e se l’è vista tradire. È la stessa che sento in molte persone quando entrano per la prima volta nel nostro ufficio.
Silvia e Nicola non sono un caso eccezionale, in 10 anni abbiamo seguito e aiutato più di 550 famiglie a liberarsi dai debiti. 288.000 euro non sono un numero, sono vent’anni di vita bloccata che finalmente può ricominciare. E ogni volta che ricevo una sentenza da uno qualsiasi di tutti i tribunali italiani, penso a tutte le persone come Luigi da Verona e mi chiedo se cambierebbero idea se potessero guardare negli occhi Nicola il giorno in cui ha pianto per la prima volta da quando ricordava.
Cosa fare quando sei pieno di debiti: il primo passo
Luigi da Verona probabilmente non cambierà idea, va bene così, ma non è a lui che mi rivolgo, mi rivolgo a chi quella telefonata l’ha ascoltata sentendosi sbagliato, in colpa, indegno di una seconda opportunità. A chi si sveglia la mattina con il peso di una situazione che sembra senza uscita e non sa nemmeno da dove cominciare per provare a venirne fuori.
Il primo passo non è trovare i soldi, chiamare la banca per trattare e sperare che qualcosa cambi da solo, il primo passo è capire se la tua situazione ha una soluzione legale concreta. Per farlo serve qualcuno che conosca la materia, che ti dica la verità anche quando non è quella che vuoi sentire e che abbia le sentenze reali per dimostrare che non sta vendendo aria.
In dieci anni ho imparato una cosa sola che vale più di qualsiasi tecnicismo: le persone sovraindebitante non hanno bisogno di pietà, hanno bisogno di qualcuno che le difenda. Dalla banca, dal sistema e da quella voce dentro la testa (la voce di Luigi) che continua a ripetere che i debiti si pagano e che chi non ce la fa è semplicemente una persona che non ha voglia di lavorare.
Quella voce mente e io ho centinaia e centinaia di sentenze per dimostrarlo.
Se sei in una situazione di sovraindebitamento e vuoi capire se esiste una soluzione per te, puoi chiamare il Numero Verde 800 66 25 18 e richiedere una consulenza gratuita e senza impegno.
Legge3.it è l’organizzazione n. 1 in Italia per liberarsi dai debiti in modo garantito. Non promettiamo miracoli, promettiamo la verità. E quando c’è una strada, la percorriamo insieme a te.
Buona vita!
Gianmario Bertollo






