Posizione debitoria

Posizione debitoria: cosa significa davvero e come si esce

Gli argomenti di questo articolo

C’è un momento preciso in cui una persona smette di vivere e inizia a sopravvivere. 

Non è quando arriva la prima cartella, non è quando la banca chiama per la prima volta, è quando si siede davanti a un foglio e decide finalmente di contare. 

Tutto: 

  • Quello che deve all’Agenzia delle Entrate Riscossione.
  • Quello che deve all’INPS.
  • Quello che deve alle banche.
  • Quello che deve ai fornitori.
  • Quello che deve ai creditori di ogni tipo. 

Quel momento si chiama prendere coscienza della propria posizione debitoria ed è uno dei momenti più difficili che un essere umano possa vivere. 

Non perché i numeri facciano paura, ma perché fino a quel momento era possibile non sapere con certezza. Da quel momento in poi, non lo è più.

Ho conosciuto migliaia di persone in quella condizione. 

Molte ci sono arrivate dopo anni di rimandi, di rate saltate, di lettere aperte a metà e rimesse nel cassetto. 

Altre ci sono arrivate di colpo, perché una malattia, un divorzio, un cliente che non ha pagato o la pandemia hanno trasformato una situazione gestibile in qualcosa di irrecuperabile nel giro di pochi mesi. 

La posizione debitoria non discrimina: colpisce imprenditori, lavoratori dipendenti, pensionati, persone che hanno sempre fatto le cose per bene. 

L’ho visto accadere troppe volte per credere ancora alla favola che chi si indebita se la sia cercata.

In questo articolo spieghiamo cos’è davvero una posizione debitoria, come si verifica e, soprattutto, cosa si può fare quando i numeri che vedi non sono numeri che puoi affrontare da solo.

Cosa vuol dire posizione debitoria (e perché la definizione tecnica non basta)

Sul piano strettamente tecnico, la posizione debitoria è l’insieme di tutti i debiti che una persona ha nei confronti di uno o più creditori in un determinato momento. 

Banche, fisco, enti previdenziali, fornitori, privati: tutto quello che devi, a chiunque tu lo debba, in qualsiasi forma. 

La posizione debitoria è sinonimo di situazione debitoria, di esposizione debitoria, cambiano le parole ma il concetto è lo stesso. 

Si tratta di una fotografia, solo che la maggior parte delle persone non riesce a guardarla.

Non perché siano irresponsabili, perché guardare quella fotografia fa male, perché significa misurare con precisione quanto lontano si è finiti da dove si pensava di essere.

Significa dare un numero a qualcosa che fino a quel momento era rimasto vago, e il vago lascia ancora aperto uno spiraglio, il numero certo chiude lo spiraglio.

Ho visto persone arrivare da me con cartelle che non avevano mai aperto, non per negligenza: per autodifesa. 

Il cervello umano ha un modo tutto suo di proteggersi dalle cose che non riesce a gestire, e ignorare è spesso l’unica strategia che conosce quando non gliene è stata insegnata un’altra. 

Il problema è che ignorare una posizione debitoria non la fa sparire, la fa crescere. Gli interessi maturano, le sanzioni si accumulano, i creditori si attivano. Quello che era un problema gestibile a gennaio può diventare qualcosa di molto più pesante a dicembre, senza che tu abbia fatto nulla di diverso.

Chiudere una posizione debitoria, tecnicamente, significa estinguere il debito, pagarlo per intero, oppure attraverso un accordo con il creditore, oppure attraverso una procedura legale che ne preveda la riduzione o la cancellazione. Ma anche qui, la definizione tecnica racconta solo una parte della storia. 

Perché “chiudere” non vuol dire necessariamente pagare tutto. Vuol dire trovare una via d’uscita che sia sostenibile, legale e definitiva e quelle vie esistono, anche quando i numeri sembrano impossibili.

Come conoscere la propria posizione debitoria: Agenzia delle Entrate Riscossione, INPS e cartelle

La prima cosa che dico sempre a chi viene da me con una situazione debitoria complicata è: prima di tutto, capiamo cosa c’è davvero. Non quello che ricordi, non quello che temi, ma quello che c’è scritto. Perché spesso la realtà è diversa da quello che la persona si aspetta, nel bene e nel male. 

A volte è meglio: certi debiti potrebbero essere prescritti, certe cartelle annullate, certi importi ridotti. A volte è peggio: posizioni dimenticate, interessi accumulati nel silenzio, pignoramenti già avviati di cui la persona non sapeva nulla. 

In ogni caso, sapere è sempre meglio di non sapere. Sempre.

Per verificare la propria posizione debitoria con l’Agenzia delle Entrate Riscossione il modo più diretto è accedere al portale ufficiale agenziaentrateriscossione.gov.it con le proprie credenziali SPID. 

Da lì è possibile visualizzare tutte le cartelle esattoriali a proprio carico, lo stato di ciascuna, gli importi dovuti comprensivi di interessi e sanzioni e verificare se ci sono eventuali procedure di riscossione in corso. 

È anche possibile richiedere il cosiddetto estratto di ruolo, cioè il documento ufficiale che riepiloga tutte le cartelle iscritte a ruolo a nome del contribuente, uno strumento fondamentale se si vuole avere una visione completa e certificata della propria esposizione verso il fisco.

Per quanto riguarda l’INPS, la verifica della posizione debitoria segue un percorso simile: accesso al portale inps.it con le credenziali digitali, sezione dedicata alla propria posizione contributiva e debitoria. 

Qui è possibile controllare contributi non versati, cartelle previdenziali, eventuali piani di rateizzazione già attivi. Anche in questo caso, la sorpresa, in un senso o nell’altro, è quasi sempre garantita. Le persone raramente hanno un’idea precisa di quello che risulta nei sistemi dell’ente.

C’è poi un tema che mi è stato posto centinaia di volte nel corso degli anni, e che vale la pena affrontare direttamente: come si fa a sapere se si hanno debiti di cui non si è consapevoli? 

La risposta onesta è che non esiste un unico portale che aggreghi tutto — debiti fiscali, contributivi, bancari, con creditori privati — in un’unica schermata. 

Bisogna verificare fonte per fonte, il fisco da una parte, l’INPS dall’altra, le banche attraverso la Centrale Rischi della Banca d’Italia, i creditori privati attraverso le eventuali sentenze o decreti ingiuntivi notificati. 

È un lavoro che si può fare, ma richiede metodo e quando i numeri che emergono da questa ricognizione sono numeri che non si riescono a guardare senza sentire lo stomaco stringersi, è il momento di smettere di farlo da soli.

Posizione debitoria (1)

Quando la posizione debitoria non si può più sanare da soli

Esiste un confine sottile, tra una posizione debitoria gestibile e una posizione debitoria che ha smesso di esserlo. 

  • Da un lato c’è chi ha qualche cartella arretrata, un piano di rateizzazione da sistemare, un debito con la banca che con un po’ di disciplina si può affrontare.
  • Dall’altro c’è chi si trova in una situazione in cui qualunque cosa faccia, i debiti non diminuiranno mai abbastanza da permettergli di tornare a respirare. Non perché sia stato negligente, ma perché i numeri non tornano più.

Riconosco quel confine immediatamente, ormai. Lo riconosco dal modo in cui le persone entrano in consulenza, con quella postura di chi si aspetta di essere giudicato, di chi si scusa in anticipo per quello che sta per raccontare. 

Lo riconosco dalle storie che portano: un cliente che non ha pagato, una banca che ha concesso fidi che non avrebbe mai dovuto concedere, il Covid che ha chiuso tutto per mesi mentre le spese continuavano a correre. 

Storie normali, di persone normali a cui è capitata la cosa sbagliata nel momento sbagliato.

La storia vera di Giovanni a cui è capitata la cosa sbagliata nel momento sbagliato

Giovanni aveva quasi un milione di euro di debiti e per anni non lo sapeva. 

Suo padre aveva aperto un’impresa edile e aveva intestato tutto a lui — partita IVA, artigianato, obbligazioni fiscali e contributive — senza che lui capisse davvero cosa stava firmando. 

Tasse non pagate, contributi INPS e INAIL accumulati anno dopo anno, cartelle esattoriali che crescevano nel silenzio. Giovanni lavorava, cercava di andare avanti, non sapeva. Lo ha scoperto quando si è messo in società con altri due colleghi e hanno fatto i conti. 

In quel momento, quella montagna gli è caduta addosso tutta insieme. Ha preso un commercialista, si è spaventato, ha cercato di ricominciare. Era riuscito persino a comprare una casa, poi era arrivata la crisi del 2009, il lavoro era sparito e la casa era finita all’asta. Quasi trent’anni di vita dentro una spirale che lui non aveva scelto e che da solo non riusciva a fermare.

È stata sua moglie Daniela a tenere insieme tutto in quegli anni e alla fine è stato loro figlio Francesco a trovare la strada, guardando YouTube una sera, dopo l’arrivo dell’ennesima ingiunzione di pagamento. 

Ha visto i nostri video, ha letto, si è informato, e ha detto a sua madre: “Forse questa è la nostra soluzione.” Hanno chiamato il Numero Verde, hanno avuto paura, come tutti, ma si sono fidati lo stesso. 

Il Tribunale di Torino li ha liberati di quasi un milione di euro di debiti. Giovanni e Daniela pagheranno circa 400 euro al mese per tre anni e poi sarà finita davvero.

Quando gli ho chiesto cosa avrebbero detto a chi si trova oggi nella loro situazione, Daniela ha risposto con una semplicità disarmante: bisogna muoversi, perché la cosa peggiore è non fare nulla, stare ad aspettare che succeda qualcosa. “Non succede nulla se non ci mettiamo noi del nostro.” Non l’ha detto come uno slogan, l’ha detto come qualcuno che sa cosa significa aspettare troppo a lungo.

Come uscire da una posizione debitoria: la strada che in pochi conoscono

Quando parlo di uscire da una posizione debitoria insostenibile, la prima reazione che incontro è quasi sempre la stessa. Le persone mi guardano con quella miscela di speranza e scetticismo che riconosco a distanza. 

Sperano che esista davvero una via d’uscita, ma hanno già sentito troppe promesse, già incontrato troppi professionisti improvvisati, già dato troppi soldi a chi non sapeva quello che faceva. 

Quella diffidenza non è un difetto: è una cicatrice e io la rispetto. Ma la rispetto abbastanza da non lasciarla diventare un ostacolo tra una persona e la soluzione che le spetta di diritto.

Perché di diritto si tratta. In Italia esiste la Legge 3 del 2012, e il Codice della Crisi, che riconoscono alle persone fisiche e ai piccoli imprenditori il diritto di liberarsi dai debiti quando questi sono diventati strutturalmente impagabili. 

Non è un condono. 

Non è un’amnistia. 

È una procedura legale, controllata da un giudice, che valuta la situazione del debitore e dispone la ristrutturazione o la cancellazione del debito residuo. 

È la stessa filosofia che da decenni esiste nei paesi anglosassoni, dove il fallimento personale non è una condanna a vita ma uno strumento di ripartenza e che in Italia ha impiegato molto più tempo ad affermarsi perché la nostra cultura sul debito è ancora ancorata a una logica punitiva che non ha nulla di civile.

Ho visto applicare questa legge centinaia di volte, ho visto cancellare debiti che sembravano montagne inamovibili, ho visto persone uscire da procedimenti con la sensazione di poter tornare a fare progetti. 

Ma ho anche visto cosa succede quando questa legge viene approcciata male, da professionisti che non la conoscono davvero, da studi legali che la trattano come una pratica qualsiasi, da chi promette risultati senza avere né la competenza né la struttura per ottenerli. La differenza tra un’applicazione corretta e una approssimativa: può essere la differenza tra una sentenza favorevole e anni di procedure che non portano da nessuna parte.

Quali strade portano fuori da una posizione debitoria compromessa

Le procedure previste dalla legge sono diverse e l’applicazione dell’una o dell’altra, non è una scelta, ma dipende dalla natura dei debiti, dalla presenza o meno di un patrimonio, dalla condizione lavorativa del debitore. 

  • C’è il piano di ristrutturazione dei debiti del consumatore, riservato a chi ha contratto debiti per scopi estranei all’attività d’impresa. 
  • C’è il concordato minore, riservato ad imprenditori e che prevede una negoziazione con i creditori.
  • C’è la liquidazione controllata del sovraindebitato, per chi non ha le condizioni per un piano di rientro ma può comunque accedere a una procedura che mette fine alla spirale. 
  • C’è, per i casi più gravi di chi non può dare nulla ai creditori e nel frattempo meritevoli, l’esdebitazione dell’incapiente con la cancellazione totale dei debiti residui. 

Procedure diverse, stesso principio di fondo: chi è stato travolto dai debiti in buona fede merita una seconda possibilità. 

Quello che mi ha insegnato questo lavoro è che il problema più grande non è quasi mai la legge. La legge c’è, funziona e produce risultati. 

Il problema più grande è che le persone arrivano tardi, arrivano quando hanno già perso anni a cercare soluzioni che non esistevano, quando hanno già dato soldi a chi non poteva aiutarle, quando la situazione si è aggravata al punto che anche le procedure legali diventano più complesse di quanto avrebbero dovuto essere. 

Ogni mese di attesa non è un mese neutro: è un mese in cui gli interessi crescono, i creditori si attivano, le opzioni si restringono.

Conoscere la propria posizione debitoria è il primo passo, il secondo è capire se quella posizione può essere affrontata con gli strumenti ordinari — rateizzazioni, saldi e stralcio, accordi diretti — o se richiede qualcosa di più strutturato. 

Per capirlo, serve qualcuno che quella distinzione la sappia fare davvero, non qualcuno che ti dica quello che vuoi sentire. Qualcuno che ti dica la verità e poi ti aiuti a fare qualcosa con quella verità.

Cliccando qui sotto puoi vedere la testimonianza completa di Giovanni e ascoltarla dalle sue parole

Risolvi concretamente la tua posizione debitoria

Se stai leggendo questo articolo fino in fondo, probabilmente hai già fatto il passo più difficile: hai smesso di ignorare. Hai cercato informazioni e hai voluto capire. 

Non è poco, è molto più di quanto faccia la maggior parte delle persone nella tua situazione.

Il passo successivo è più semplice di quanto pensi. 

Non devi sapere già tutto, non devi avere le idee chiare su quale procedura fa per te, su quanto puoi permetterti, su come funziona esattamente la legge. Devi solo parlare con qualcuno che lo sa al posto tuo e che lo sa davvero, non in teoria.

Da anni aiutiamo le persone a uscire dai debiti attraverso la Legge 3 del 2012 e il Codice della Crisi. Legge3.it è l’organizzazione n.1 in Italia per liberarsi dai debiti in modo garantito, non perché lo diciamo noi, ma perché lo dicono i risultati. Le sentenze, le storie come quella di Giovanni, le persone che tornano a fare progetti invece di sopravvivere mese per mese. 

La consulenza è gratuita e senza impegno, nessuno ti chiederà di firmare nulla, nessuno ti giudicherà per quello che hai accumulato o per quanto tempo hai aspettato.

Chiama il Numero Verde 800 66 25 18, oppure compila il modulo qui sotto. Legge3.it perché da soli non se ne esce, ma con le persone giuste, se ne esce davvero.

Buona vita!

Gianmario Bertollo

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