Fondo antiusura

Fondo antiusura e sovraindebitamento: una garanzia per la banca non per te

Gli argomenti di questo articolo

Da quando faccio questo lavoro ho imparato che uno strumento pensato per aiutare chi ha debiti si giudica da un’unica domanda: ti toglie il peso o te lo sposta solo su un’altra spalla, con un nome più rassicurante? Un concetto che nessun manuale di diritto ti insegna davvero.

Ho visto famiglie convinte di aver trovato la soluzione, firmare carte, accendere nuove rate, fidarsi di una sigla che suonava ufficiale, e ritrovarsi mesi dopo più incastrate di prima. 

Non perché fossero ingenue, ma perché nessuno aveva spiegato loro la differenza tra un aiuto che libera e un aiuto che tiene comunque legato, solo con più garbo.

Il fondo antiusura è uno di quei nomi che tornano sempre, ogni volta che si parla di famiglie schiacciate dai debiti. 

Lo cita un giornale, lo consiglia un’associazione di consumatori, lo suggerisce persino qualche sportello bancario quando non sa più cosa dirti. 

Ha tutte le caratteristiche per convincere chi è disperato: 

  • è dello Stato, 
  • ha un nome rassicurante, 
  • promette un prestito a tassi bassi. 

Ma prima di consigliarlo a chiunque, o prima di prenderlo in considerazione se sei tu che oggi hai un mucchio di debiti sul tavolo, vale la pena capire davvero come funziona. 

Perché la domanda giusta non è se il fondo antiusura esista o sia legale, la domanda giusta è se ti libera davvero o se ti aggiunge solo un’altra catena, magari più elegante delle altre, ma pur sempre una catena.

Cos’è il fondo antiusura e perché sembra la porta giusta

Il nome ufficiale è Fondo di prevenzione del fenomeno dell’usura, anche se in giro lo trovi più spesso abbreviato in fondo antiusura o citato come fondo prevenzione usura

Nasce dall’articolo 15 della legge 108 del 1996, quella sull’usura, pensata per dare una mano a chi rischia di finire nelle mani sbagliate perché ormai nessuna banca gli presta più un euro. 

Sulla carta si rivolge a famiglie che non riescono più a far quadrare entrate e uscite, che faticano a rispettare gli impegni presi in passato, che nei casi più seri non arrivano a coprire nemmeno le spese per vivere: l’affitto, le bollette, le spese mediche, la rata del mutuo. 

Viene gestito a livello nazionale da associazioni di consumatori come Adiconsum, che se ne occupa su incarico diretto del Ministero dell’Economia, insieme a una rete di fondazioni antiusura sul territorio e ai Confidi per le piccole imprese.

Fin qui non ci sarebbe nulla di sbagliato. Uno strumento dello Stato che prova a intercettare chi sta per cadere nelle mani di uno strozzino, prima che ci caschi davvero, è un’idea che ha senso. 

Il problema non è l’esistenza del fondo antiusura, è cosa succede quando qualcuno prova a far entrare un problema più grande di quello per cui è stato pensato

Una cosa è la famiglia che fatica ad arrivare a fine mese e ha bisogno di respirare per qualche anno, un’altra cosa, molto diversa, è chi si trova sommerso da debiti che si contano a centinaia di migliaia di euro, con banche e finanziarie che bussano da ogni lato. 

È proprio lì, nel punto in cui lo strumento incontra la gravità reale della situazione, che bisogna guardare da vicino come funziona per davvero, non come viene raccontato.

Come funziona davvero

La prima cosa da capire, che nessuno spiega con chiarezza, è che il fondo antiusura non ti dà nessun soldo in tasca. 

Non è un bonifico che arriva sul tuo conto e che puoi usare come vuoi. È una garanzia: lo Stato si impegna a coprire una parte del rischio della banca, così la banca accetta di prestarti dei soldi che altrimenti non ti presterebbe mai, viste le segnalazioni che probabilmente hai già addosso. 

Quei soldi, una volta approvati, non passano nemmeno dalle tue mani. 

La banca paga direttamente i tuoi vecchi creditori, uno per uno, con bonifici intestati a loro. Tu non vedi un euro, vedi sparire i vecchi debiti e ne vedi comparire uno nuovo, tutto in un’unica operazione contabile.

È qui che cambia il senso della parola garanzia. Quella garanzia non è per te, è per la banca

Se un domani non riuscirai più a pagare la nuova rata, non è la tua vita a essere protetta, è l’istituto che ti ha prestato i soldi, che incasserà comunque la sua parte grazie alla copertura pubblica. 

Il tuo debito, nel frattempo, non scompare: cambia solo a chi devi renderne conto.

Nessuno te lo dice con queste parole quando ti propone il fondo antiusura come soluzione, ma è la stessa logica vista nei prestiti garantiti dallo Stato ai tempi del Covid. 

Una rete di protezione pensata, prima di tutto, per chi presta i soldi, non per chi li deve restituire.

Fondo prevenzione usura

I requisiti e i limiti di un aiuto pensato per un altro tipo di difficoltà

Per entrare nel fondo antiusura bisogna dimostrare quello che in gergo tecnico si chiama effettivo stato di bisogno, una difficoltà economica reale, non generica, e una capacità di rimborso dimostrata da un reddito documentabile. 

Serve anche essere già fuori dai canali del credito legale, cioè avere alle spalle segnalazioni nelle banche dati come il Crif, altrimenti la domanda non viene nemmeno presa in considerazione. 

Fin qui sembra tutto ragionevole, un comitato di esperti valuta caso per caso. Ma c’è una condizione che pesa più di tutte le altre messe insieme: devi avere un reddito sufficiente a sostenere una nuova rata per i prossimi anni

Chi è davvero travolto dai debiti, quello da vero sovraindebitamento, spesso quel reddito non ce l’ha, o ce l’ha appena sufficiente per sopravvivere, non certo per garantire un finanziamento in più.

Quali sono i numeri del fondo antiusura?

Poi ci sono i numeri, quelli che raccontano più di ogni parola per chi è pensato davvero questo strumento. 

Il fondo antiusura può garantire fino a 75.000 euro, da restituire in un massimo di 120 mesi, dieci anni, con un vincolo preciso: il finanziamento va estinto entro il settantacinquesimo anno di età del richiedente. 

Fermati un attimo su questo dettaglio. 

Non è prevenzione, è un’ipoteca sulla vecchiaia. Se hai cinquant’anni e provi ad accedere a questo aiuto, ti stai legando a una rata che ti accompagnerà fino ai sessanta. 

Se ne hai sessanta, arrivi fino a settanta portandoti dietro un debito nuovo, acceso proprio nel momento in cui avresti dovuto smettere di farne, non aggiungerne uno.

Nei numeri ci sono da considerare anche le somme erogate. 

Dal 1998, anno in cui è stato istituito il fondo, sono stati messi a disposizione circa 2 miliardi di euro di finanziamenti. 

A guardarla così è certamente una cifra considerevole, ma se proviamo a chiarirla ci accorgiamo che non è poi tutto sto granchè. 

Due miliardi di euro in ventotto anni fanno circa 71,4 milioni di euro l’anno. Dividendo questa cifra per l’importo medio realmente finanziato, che si aggira tra i 50.000 e i 75.000 euro, il numero di persone che si possono aiutare ogni anno oscilla tra le 950 e le 1.400

Meno di millequattrocento persone l’anno hanno il diritto di indebitarsi di nuovo e restare attaccate alla macchina della sopravvivenza dei debiti.

È ancora più assurdo se pensiamo che la stessa cifra, destinata alle procedure contro il sovraindebitamento, potrebbe liberare dalle 6.000 alle 7.000 persone dal peso dei debiti in modo definitivo, senza più una rata da pagare.

Tassi bassi? Sì, ma il debito resta

Bisogna essere onesti anche su questo: i tassi applicati dal fondo antiusura sono bassi, oggi si aggirano tra il 3% e il 4% fisso, molto meno di quello che chiederebbe qualsiasi finanziaria a chi ha già alle spalle segnalazioni e rifiuti. Su questo non c’è nulla da contestare. 

Il problema è che tanta gente, quando sente la parola fondo, immagina qualcosa che somiglia a un contributo a fondo perduto, cioè un aiuto che non va restituito. 

Qui va fatta chiarezza subito, perché è un equivoco che ho visto costare caro a più di una famiglia: il fondo antiusura non è un fondo perduto. 

Non regala nulla, presta, con un tasso più basso della media, ma presta.

Ogni euro che arriva attraverso questo strumento va restituito, fino all’ultimo centesimo, con gli interessi sopra. 

Cambia la percentuale, non cambia la sostanza. Resta un debito che si aggiunge alla tua vita per dieci anni, con una rata fissa che esce dal tuo conto ogni mese, proprio mentre stai ancora cercando di rialzarti da quelli vecchi. 

Un tasso agevolato non trasforma un debito in un aiuto, lo rende solo un po’ più sopportabile da portare. 

Come vedremo tra poco, per chi è davvero travolto da centinaia di migliaia di euro di debiti il problema non è nemmeno quanto costa questo prestito: è che quel prestito, semplicemente, non arriva

Prestito antiusura

È davvero questo il fondo per chi è sovraindebitato?

Fermiamoci un attimo su questo punto, perché è quello che cambia tutto. 

Tra i requisiti per accedere al fondo antiusura c’è una condizione che pochi notano: l’importo complessivo dei debiti del richiedente deve rientrare entro i limiti che il fondo può garantire.

Non è un dettaglio tecnico, è un blocco. Se il tuo debito supera la somma di 75.000 euro, la pratica non parte nemmeno. 

Chi invece si rivolge a noi, ha debiti sicuramente superiori a quella cifra e quindi non rientra sicuramente nei benefici del fondo.

Qui il nome stesso dello strumento inizia a stare stretto. Si chiama fondo di prevenzione del sovraindebitamento e dell’usura, ma nella pratica somiglia più a un aiuto per chi ha ancora la testa a galla e rischia di affondare, non per chi è già sul fondo del mare.

Prendiamo i numeri di chi lo gestisce. Dei 2 miliardi complessivi, Adiconsum ne rappresenta una piccola fetta: è l’unica associazione di consumatori autorizzata a gestire il fondo a livello nazionale, ma accanto a lei agiscono decine di fondazioni antiusura locali e i Confidi per le imprese. 

Nella sua parte, in quasi trent’anni di attività, Adiconsum ha garantito 33 milioni di euro complessivi. 

Chi si è rivolto a noi per uscire davvero dai debiti aveva, in media, oltre 430.000 euro di debiti a testa. Bastano poco più di una settantina di famiglie sovraindebitate come quelle che seguiamo ogni anno per superare, da sole, quello che un intero canale nazionale ha garantito in tre decenni. 

Non è un caso che il fondo non le raggiunga: semplicemente, non è mai stato costruito per loro. Va detto con altrettanta chiarezza, perché non è nostra intenzione screditare uno strumento che, per chi ha una difficoltà economica contenuta, può davvero fare la differenza. 

Il problema non è che il fondo antiusura esista, o che funzioni male per chi rientra nei suoi limiti. Il problema è l’uso improprio della parola sovraindebitamento nel suo stesso nome.

Chi ha davvero perso il controllo dei propri debiti, chi si trova sommerso da cifre a sei zeri, non ha bisogno di un prestito più economico. Ha bisogno di uno strumento che quei debiti li cancelli per davvero, non che gliene aggiunga uno nuovo travestito da soluzione.

La legge che è nata davvero per questo

C’è una legge che nasce esattamente per affrontare insieme questi due fenomeni, usura e sovraindebitamento e non lo dico per approssimazione. 

Il suo titolo, quello scritto in Gazzetta Ufficiale il 27 gennaio 2012, è “Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento”

È la legge che conosciamo come Legge 3 del 2012, la stessa su cui lavoriamo ogni giorno in Legge3.it, e la differenza con il fondo antiusura non potrebbe essere più netta: 

  • Dove il fondo presta, la Legge 3 cancella. 
  • Dove il fondo aggiunge una rata nuova, la Legge 3 toglie quelle vecchie. 

Non ti chiede di dimostrare che puoi permetterti un altro debito, ti chiede di dimostrare quanto puoi realmente pagare, per il resto, quello che davvero non riesci a sostenere, è prevista la cancellazione legale, definitiva, davanti a un giudice.

È questa la differenza che voglio che resti chiara, più di ogni numero o percentuale citata finora. Una legge che aiuta davvero ti restituisce la libertà, non ti tiene comunque legato a una rata, magari più leggera, ma sempre lì, ogni mese, a ricordarti da dove vieni. 

In Legge3.it lo vediamo ogni giorno nelle persone che arrivano da noi, decine e decine, ognuna con la propria storia di rate, banche, telefonate moleste, notti insonni. 

Nessuna di loro aveva bisogno di un prestito in più. Avevano bisogno che qualcuno dicesse loro la verità, e mostrasse una strada che i debiti li chiude per sempre, non una che li rimanda soltanto di qualche anno.

Quale aiuto scegli davvero?

Torno a dove abbiamo iniziato. 

Uno strumento che ti aiuta davvero si riconosce da un’unica cosa: ti toglie il peso, non te lo sposta soltanto su un’altra spalla. 

Il fondo antiusura, per quanto nato con le migliori intenzioni, resta comunque un prestito, con una rata, un tasso, una scadenza che ti accompagna per anni. 

Se sei arrivato fin qui con centinaia di migliaia di euro di debiti sul tavolo, ora sai perché quello strumento non fa per te e perché insistere a cercarci una soluzione rischia solo di farti perdere tempo prezioso, mentre gli interessi corrono e i creditori non aspettano.

C’è una strada diversa, pensata proprio per chi si trova in questa condizione, quella che toglie il sonno, quella che toglie il respiro. Non prevede un’altra rata, prevede la cancellazione legale di quello che non puoi più sostenere. 

Se vuoi capire se puoi accedervi, gli specialisti di Legge3.it possono analizzare la tua situazione con una consulenza gratuita e senza impegno, chiamando il Numero Verde 800 66 25 18 o compilando il modulo che trovi qui sotto. 

Perché Legge3.it è l’organizzazione n. 1 in Italia per liberarsi dai debiti in modo garantito e liberarsi vuol dire davvero uscirne, non solo cambiare la forma della gabbia.

Buona vita!

Gianmario Bertollo

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Gianmario

Qui potrai trovare le testimonianze del nostro lavoro, lasciate da alcune delle famiglie che abbiamo aiutato dal 2016 a uscire dal sovraindebitamento.

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