IL RE CHE AVEVA PAURA DEI SUOI CAVALIERI

C’era una volta un piccolo RE che regnava incontrastato il suo regno. Era il più grande regno del mondo conosciuto. Assieme al suo Vicerè sembravano imbattibili.

Il piccolo RE aveva creato il regno dal nulla, solo pochi anni prima.

Aveva assoldato pochi prodi cavalieri che avevano subito creduto in lui, perché era un uomo carismatico e raccontava storie che, allora, sembravano vere.

Il regno però faticava a crescere e allora il piccolo RE chiamò alla sua corte un suo vecchio amico che abitava in un regno lontano.

Il nuovo cortigiano del RE fece subito crescere l’esercito pagando molto bene quei pochi cavalieri che avevano subito creduto in lui e nel piccolo RE.

Nel frattempo, più l’esercito cresceva, più il piccolo RE raccontava storie affascinanti. Raccontava di epiche vittorie in battaglie difficili contro i malvagi che volevano governare il mondo e rendere schiavi i sudditi. Raccontava di accordi importanti, di importanti scienziati che rilasciavano attestati sulle sue armi modernissime.

Promuoveva i suoi migliori cavalieri e costringeva tutti a partecipare alla scuola per diventare cavalieri migliori.

Poi, non si ricorda il giorno preciso, qualcosa è cambiato.

Arrivavano notizie dai paesi vicini, che il piccolo RE non era sempre stato nobile. Aveva comprato il titolo nobiliare solo pochi mesi prima in un regno straniero…. Ma i suoi prodi cavalieri continuarono a difenderlo e a combattere per lui.

Il Vicerè intanto era impegnato a giacere con tutte le cortigiane possibili e a tramare contro il piccolo RE.

Poi il piccolo RE e il Vicerè cominciarono a non riconoscere i premi che i cavalieri si erano meritati in battaglia … e allora alcuni cavalieri abbandonarono il regno portando con loro alcuni sudditi e scudieri che non credevano più alle storie affascinanti del piccolo RE.

Intanto però, la corte del piccolo RE cresceva e lo stesso si circondava di personaggi viscidi e approfittatori. In quel periodo il vecchio generale che aveva costruito l’esercito più potente del mondo veniva messo un po’ in disparte e anche lui si impegnava spesso sotto le lenzuola e in campi diversi da quelli di battaglia.

La corte del piccolo RE cercava di approfittare di tutto e di tutti: c’era il funzionario chiacchierone che, per rendersi bello agli occhi dei sudditi creduloni, ti confidava i segreti del piccolo RE, del Vicerè e dei cavalieri, per poi andare dagli altri a confidare i segreti tuoi.

C’era il soldatino umile che faceva qualsiasi cosa il RE gli ordinasse e non ascoltava nessuno.

C’era il giullare bugiardo che pensava di rendersi simpatico con le sue vesti eccentriche, le sue calze a righe e i suoi falsi sorrisi.

Il regno intanto iniziava a soffrire di una pericolosa carestia e i suoi sudditi non riuscivano più a mangiare con le risorse che quella terra produceva.

Otto cavalieri tra i più valorosi e fedeli al RE si misero in testa di aiutarlo a organizzare meglio il suo regno.

Forse erano un po’ presuntuosi, ma avendo avuto lunghi anni di esperienza in altri regni e pur avendo commesso, seppur in buona fede, degli errori nel passato, credevano che il regno si sarebbe potuto migliorare.

Erano convinti che l’esperienza di cavalieri onesti, che nonostante tutto credevano in quello che raccontava il loro RE, avrebbe permesso al regno di superare la più pericolosa delle carestie.

Andarono più volte dal piccolo RE, furono ricevuti persino nella sua splendida reggia, all’ombra di bellissime betulle, ma non furono mai veramente ascoltati, anche perché i vari cortigiani non erano minimamente d’accordo sui piani degli otto prodi cavalieri.

Intanto arrivavano attacchi sempre più forti e l’esercito del piccolo RE perdeva pezzi a ogni battaglia. E furono molte le battaglie perse anche se il piccolo RE, il Vicerè e la loro corte, negavano l’evidenza.

Furono portate le prove che gli attestati sulle armi del RE erano falsi, che gli accordi importanti con altri eserciti non esistevano, e persino che la scuola a cui i cavalieri erano costretti ad iscriversi, era una scuola non riconosciuta nel grande regno in cui i cavalieri combattevano.

A quel punto, la reputazione del piccolo RE era sempre più in pericolo e per salvare il regno venne chiamato un signore della legge che aveva il compito di riorganizzare il regno. Anche lui si circondò di cortigiani, gli stessi del RE e quindi la carestia non si arrestò, ma fu sempre più dura.

Gli otto cavalieri decisero di creare un piccolo regno organizzato secondo le loro idee, perché diventasse un alleato forte del regno più grande.

Andarono dal piccolo RE che, come suo solito, li snobbò e li trattò come poveri illusi. Alla fine dell’incontro propose loro però di aiutarli e di dare loro delle armi nuove che solo loro avrebbero avuto in dotazione.

Poi andarono anche dal signore della legge che diceva di governare il regno.

Assicurarono che avrebbero continuato a combattere per lui. E il signore della legge diede loro il suo assenso.

I prodi cavalieri cominciarono a costruire il loro esercito chiamando pochi cavalieri stanchi di combattere con armi vecchie. Moltissimi di questi, già da molti mesi non combattevano più per il piccolo RE. Molti di questi, pur combattendo, non ottenevano risultati e i segni della carestia si vedevano sui loro volti. Alcuni si arruolavano nel nuovo esercito per fare il lavoro che riusciva loro meglio: le spie, portando al RE notizie false e tendenziose. Si scoprì nei mesi successivi che la più importante di queste spie aveva un torbido passato di truffe e traffico di certe sostanze proibite. Ma accusarono i Cavalieri di scarsa moralità.

Intanto, i cortigiani erano in fibrillazione. Non potevano permettere che pochi cavalieri riuscissero a dimostrare che il regno poteva essere migliorato.

Il piccolo RE, pur dicendo che lui non aveva più nessun potere, tramava nell’ombra e arrivò a negare di aver mai parlato con i Cavalieri. L’uomo di legge cambiò idee e cacciò i cavalieri dall’esercito del piccolo RE, perché si rifiutavano di accettare le sue condizioni fuorilegge.

I cavalieri furono cacciati dal regno, rivangando nel passato di essi per infangarli agli occhi di tutti.

Furono accusati di ogni nefandezza, tanto che anche alcuni scudieri e scudiere che erano stati loro fedeli, li abbandonarono preferendo stare nel regno del piccolo RE.

I cavalieri proseguirono imperterriti con il loro progetto superando minacce, tentativi di corruzione, e le peggiori vessazioni.

Visto da fuori, il regno del piccolo RE non è più quello che si vedeva dall’interno ….

Gli stucchi e i magnifici soprammobili non si vedono, ma si vedono le crepe sempre più grandi e si sentono le urla dei cavalieri rimasti che chiedono aiuto … e intanto l’esercito dei giusti si dirige verso il castello del RE.

 

Buona fortuna e Buona Vita!

Gianmario

 

(liberamente ispirato da una storia vera)

2 pensieri riguardo “IL RE CHE AVEVA PAURA DEI SUOI CAVALIERI”

  1. Ieri ho parlato con uno dei cavalieri ancora vivente nella reggia. Piangeva al telefono. La sua credibilità verso i suoi clienti, faticosamente costruita in oltre 30 anni di onorato lavoro, si è frantumata. Egli stesso fatica ad uscire dalla reggia perché vorrebbe recuperare ciò che gli spetta: armi e monete. Dubito riuscirà nell’intento, ed anche lui stesso dubita. Ma piange. A nulla serve ricordargli che è oltre un anno che periodicamente lo mettevo in guardia….ormai il danno è fatto. Piange lacrime vere, concrete. Non per i soldi, ma per la credibilità perduta

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